Rushdie diventa baronetto e l’Iran condanna Londra

Secondo Teheran, la regina Elisabetta ha offeso l’islam. Sale a 150 mila dollari la taglia contro lo scrittore

da Teheran

In Occidente è considerato uno dei migliori romanzieri in lingua inglese della fine del secolo. Nell’Iran di Ahmadinejad è stato definito ieri dal ministro degli Esteri Mohammad Ali Hosseini «una persona tra le più detestate nella società islamica». Salman Rushdie, autore dei «Versetti satanici», è di nuovo al centro di uno scontro che vede contrapposte Londra e Teheran e inasprisce i rapporti già tesi tra i due paesi. Sabato lo scrittore angloindiano è stato infatti insignito dalla regina Elisabetta del titolo di «sir», un’onorificenza che non è stata per nulla gradita dal regime del presidente Ahmadinejad.
Ieri lo scontro ha così subìto un’impennata, con l’Iran che accusa il Regno Unito di «essersi messo contro le nazioni islamiche e il capo delle diplomazia iraniana che interviene duramente: «Questo gesto - ha detto Ali Hosseini - dimostra ancora una volta che gli insulti contro i principi sacri dell’islam non sono accidentali ma pianificati in anticipo da alcuni paesi occidentali». Ad aggiungere ulteriore tensione, rendendo più aspro il braccio di ferro, si è aggiunto ieri il «Quartier generale per la commemorazione dei martiri», un’organizzazione fondamentalista iraniana che ha annunciato di avere aumentato la taglia che pesa sulla testa dello scrittore: dai centomila dollari garantiti a chi uccide Rushdie si è arrivati fino a 150mila. Un «premio» che si aggiunge a quello già offerto dalla fondazione religiosa 215 Khordad, uno degli organismi di controllo della Guida suprema iraniana e che ammonta a tre milioni di dollari.
L’odio anti Rushdie è una questione di vecchia data, che risale a circa vent’anni fa: è il 1989 quando lo scrittore viene condannato a morte con una fatwa emessa dall’allora Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ruhollah Khomeini, per il contenuto del suo romanzo, ritenuto «blasfemo» da Teheran. Da quel momento, per i nove anni successivi, lo scrittore è costretto a vivere sotto scorta, protetto dai servizi segreti britannici. Fino al 1998, quando il presidente riformista Mohammad Khatami promette che non eseguirà la pena capitale. Ma ora le cose sembrano essersi ulteriormente deteriorate. «I britannici e i sostenitori di Rushdie - ha detto Foruz Rajaifar, segretario del gruppo Quartier generale - devono sapere che l’incubo di questo scrittore apostata non finirà fino all’ultimo momento della sua vita. Noi baceremo le mani di chiunque lo uccida».
Già lo scorso marzo, i rapporti anglo-iraniani erano peggiorati a causa della cattura da parte dei pasdaran iraniani di 15 marinai britannici, accusati da Teheran di aver sconfinato in acque iraniane. Dopo tese trattative, in cui Londra non ha mai ammesso la circostanza, due settimane dopo la cattura i 15 marinai sono stati rilasciati.