Ruspe in via San Dionigi Sfollati 160 rom irregolari

In allerta le strutture d’accoglienza Blitz «annunciato» ma è scontro politico

Il campo rom abusivo di via San Dionigi non esiste più. Dopo i roghi e i colpi di pistola, il Comune ha deciso di mettere la parola fine alla vicenda del più vasto arcipelago di baracche alla periferia sud della città. Il blitz è scattato alle 8 del mattino e ha visto impiegati 60 uomini e i mezzi di Polizia locale e forze dell’ordine. C’è stato comunque «l’effetto sorpresa», nonostante l’intervento fosse stato annunciato agli abitanti e agli operatori sociali in tempo utile per organizzare il trasloco.
Complessivamente sono due le porzioni sgomberate: la prima, più vasta, ospitava all’altezza del civico 93 una trentina di baracche e 144 persone, quasi tutti romeni (81 i minori); la seconda al numero 101 di via San Dionigi circa 15 persone tra cui 3 bambini, in pratica un paio di famiglie stabilitesi all’interno di una struttura col tetto in amianto. Perciò in quest’area il lavoro di bonifica è stato rinviato. Spetterà ai proprietari del terreno la rimozione dei detriti. Tra l’altro, gli agenti hanno sequestrato un generatore di corrente «di dubbia provenienza, probabilmente rubato».
Lo sgombero è stato motivato dagli assessori Riccardo De Corato e Mariolina Moioli (Sicurezza e politiche sociali) «a causa delle precarie condizioni igienico-sanitarie». Da tempo però, alcuni episodi allarmanti avevano portato questa favela in Zona 5 in cima alla lista delle criticità ben nota al prefetto Lombardi. «Un insediamento abusivo che continuava a popolarsi con continui arrivi dalla Romania», spiegano infatti a Palazzo Marino. Nessuna prova di forza, dunque, ma un piano dettato dall’emergenza. «Abbiamo dato seguito alle richieste dei residenti del quartiere, dei comitati e del Consiglio di zona - conferma infatti il vicesindaco De Corato -. Urgenza di sicurezza espressa a chiare lettere anche dal Consiglio comunale nella mozione “bipartisan” votata a giugno. Allora erano già partiti gli sgomberi da queste parti. Così portiamo avanti l’azione di legalità sul territorio».
Resta l’emergenza umanitaria che segue puntuale le ruspe. «Le donne e i bambini, 70 in tutto, sono stati accolti per ora nel centro di prima accoglienza di viale Ortles», riferisce la Moioli. Ma gli uomini sfuggono verso i tanti campi sparsi per la città. «Applicheremo il Patto di socialità e legalità a chi è in regola col lavoro negli altri insediamenti urbani autorizzati. Per favorire il loro inserimento servirà, come sempre, l’aiuto del privato sociale». Dalla «Casa della Carità» di don Colmegna alle suore del «Nocetum», attivi da anni al campo di San Dionigi.
Eppure la rete gettata dall’amministrazione raccoglie lo stesso le critiche dell’opposizione ulivista. Per i consiglieri Andrea Fanzago e Carmela Rozza «la soluzione torvata non risolve i problemi semmai li rimanda a data da destinarsi. Non convince la versione del “pericolo ambientale”. Altrimenti, cosa bisogna fare per le numerose imprese artigiane confinanti?». Ancora più duro il commento dei Comunisti italiani Francesco Rizzati e Massimo Gentili: «Qui i rom non creavano nessun fastidio, anzi il Parco Sud aveva concesso loro di allacciarsi alle fognature. La giunta Moratti fa campagna pubblicitaria sulla testa degli ultimi». E l’intervento dell’assessore provinciale alle Politiche sociali riaccende lo scontro tra le istituzioni. «Le modalità dello sgombero non sembrano valide: troppo poco preavviso. Noi vogliamo l’integrazione dei rom, il Comune gli sgomberi a oltranza». Oggi in aula Penati terrà la relazione sulla sicurezza.