Le ruspe di Torino

Durante il voto di fiducia al secondo governo Berlusconi motivai la mia astensione con alcuni riferimenti alla insensibilità e alla distrazione testimoniate dalla leggerezza del ministro Tremonti (prontamente ridicolizzato dall'abile e prudente Pisanu) nel proporre la vendita delle spiagge, e dalla colpevole correità della Soprintendenza di Torino, o della stessa Direzione generale del ministero, nella distruzione di importanti vestigia romane durante gli scavi di piazza Cavour e piazza Vittorio Veneto a Torino. Ricordo che Berlusconi, investito dalla mia foga, si guardò intorno stupito, e incredulo, come per avere conferma (ma avrebbe preferito smentita) di quello che dicevo. Era purtroppo vero. Lo stesso giorno del voto di fiducia mi recai dal ministro Buttiglione spiegandogli la questione, con il rischio di apparire esagerato per l'enfasi e la tempestività del mio intervento (peraltro tardivo rispetto all'indecente lavorio delle ruspe, sollecitate, senza alcuna sensibilità al dibattito, dall'Amministrazione comunale e dalla Soprintendenza di Torino). Buttiglione prese nota della questione, che gli era stata peraltro già anticipata dalle colonne di questo giornale, e mostrò vivo disappunto. Dopo qualche giorno mi telefonò chiedendomi se avessi il nome di un archeologo cui affidare il sopralluogo sui ritrovamenti di Torino e se convenissi sull'opportunità di inviare un funzionario di indiscutibile competenza e serietà, maltrattato dal precedente ministro, e certo non simpatizzante del governo: Adriano La Regina. Convergendo sul nome, egli attese gli esiti del sopralluogo, riservandosi di decidere sull'intricata vicenda nella quale, alla insensibilità dell'Amministrazione, si aggiungeva la complicità del ministero, succube e impari al suo compito, così come avevo adombrato in una lettera di richiamo ai principi della tutela, inviata alla soprintendente di Torino. Letta la relazione di La Regina, puntuale e severa, Buttiglione ha ordinato la sospensione dei lavori. Si potrà così discutere cosa fare, e come eventualmente salvaguardare i resti romani. L'intervento di Buttiglione, dopo anni di inerzia (pensiamo allo scandalo dell'Ara Pacis), è importante perché ristabilisce la dignità dello Stato, l'identità della res publica. Già Torino ha patito l'orrore del falso rinnovamento di piazza Valdo Fusi; non si capisce perché l'Amministrazione comunale debba, con grande leggerezza, sbarazzarsi di importanti documenti dell'antichità attraverso la scorciatoia di una documentazione fotografica, come se costruire garage fosse ineluttabile, e comunque prevalente rispetto alla salvaguardia della memoria. Con questa logica sarebbe sufficiente fotografare qualunque sito archeologico, apparentemente ingombrante per lo sviluppo di una città, e, contestualmente, distruggerlo. Se questo atteggiamento si può comprendere per uno speculatore o un costruttore privato, non si capisce come possa assumerlo, con soddisfazione e convinzione, un sindaco, un assessore o, peggio ancora, un soprintendente. Lo Stato non è la determinazione della soluzione più conveniente, ma la coscienza del bene, come valore condiviso. E, d'altra parte, il soprintendente (caricato, per mancanza di controlli, di responsabilità immense) non può prevalere sulla legge e autorizzare a suo piacimento qualunque distruzione, in nome di una presunta opportunità. Se il suo potere non avesse i confini della legge (come in alcuni momenti è avvenuto, per esempio nella distruzione di rivestimenti barocchi per ripristinare la purezza dello stile romanico) potrebbe autorizzare la demolizione di qualunque cosa non gli piacesse, senza regole e vincoli, quali invece con rigorosissima severità impone ai privati. Così, con universale stupore, si sono potuti cancellare con le ruspe notevoli porzioni dei muri perimetrali della villa romana ritrovata a Torino (seicento metri quadri: non ne resta più nulla). La Soprintendenza ha autorizzato la distruzione. Con questo stesso criterio, stabilito il primato dei garage su ogni altra cosa, si potrebbe abbattere il Colosseo per farne un parcheggio di cinque piani, nella stessa area e con lo stesso volume. È questo il potere che la legge attribuisce ai soprintendenti? Oggi Buttiglione, ristabilendo la responsabilità morale dello Stato dopo anni di arbitri e di prepotenze, ci ha fatto capire che no, e che i valori condivisi non possono essere mortificati e cancellati. Molti aspettavano questo segnale.