La Russa blocca la "legge speciale" anti Villari

E' guerra sulla tv di Stato: l’opposizione vuol tentare la carta di provvedimenti ad personam per
cacciare il presidente della Vigilanza Rai Ma il ministro avverte: "Se
non si dimette non possiamo crocifiggerlo". E lui fa ricorso contro
l’espulsione dal Pd

Roma - Scatto fulminante alla Pocho Lavezzi, infaticabile nel raccordo di gioco come Gargano, grinta da vendere come il miglior Blasi. Valesse la pena di rispondere a una fredda battuta di Veltroni («si dimetterebbe solo se lo chiamassero a giocare nel Napoli»), il presidente Riccardo Villari ha dimostrato ieri che potrebbe cavarsela su qualsiasi terreno. Anche impraticabile, come la Vigilanza Rai.

La sua mattinata d’attesa a Montecitorio, prima della riunione dell’ufficio di presidenza della commissione da lui convocata a San Macuto, è esemplare. In poche parole mette le cose in chiaro e sgombra il campo da ambiguità. Pronto alle dimissioni? «No, io vado avanti, voglio operare per riportare al centro dell’interesse il lavoro della commissione... ». Senza il Pd? «Spero che ci siano, ho parlato con Morri... ». Un presidente azzoppato? «No, un presidente di garanzia». Allora un presidente a titolo personale? «Macché: non sono per il protagonismo personale, sono un presidente di garanzia, un rappresentante dell’opposizione e un componente del Pd». Ancora del Pd? «Ho pronto il ricorso contro l’espulsione».

Dato a Cesare quel che è di Cesare, a Veltroni quel che è di Veltroni, Villari cominciava così il proprio lavoro, adottando le regole per la par condicio nella campagna elettorale d’Abruzzo e stilando una lista delle priorità tra gli arretrati di un organo che non funziona da sei mesi. La prima scadenza, all’ordine del giorno della prima riunione plenaria convocata per la prossima settimana, sarà l’audizione dei vertici Rai, «con particolare attenzione alle conseguenze della crisi economico-finanziaria sull’azienda». A seguire, quella dei direttori di reti e testate. Un solo momento di imbarazzo, quando il rappresentante dell’Udc, Roberto Rao, chiede quando intende dare le dimissioni. Risposta impertubabile: «Su questo punto non le rispondo». A Rao non è rimasto che abbandonare i lavori.

Ma chi è assente ha sempre torto, si sa. A poco sono servite le proteste che per tutta la giornata si sono abbattute (dai comodi divanetti parlamentari) su di lui da parte degli inveleniti rappresentanti di Pd e dei dipietristi. Morri, capogruppo pidì in Vigilanza, ha insistito: «Villari non capisce o non vuol capire, chiaramente gli è stato detto che il Pd tornerà in commissione soltanto per le sue dimissioni. Della moral suasion che avrebbe esercitato il Pdl sul presidente non c’è traccia, anzi con gli atti concreti il Pdl autorizza Villari a non sentirsi isolato». Di «sceneggiata» parlava Merlo, di «telenovela» Rao, di Vigilanza «delegittimata» Donadi, di Villari «abusivo ed eversivo» (addirittura!) il capogruppo Soro. Il leader udicino Casini tornava a pensare a una legge «scaccia-Villari», Di Pietro a dispetto del can can dei suoi dichiarava: «Non ci interessa, ormai siamo fuori».

L’attivismo di Villari attira però le simpatie nel Pdl, e il ministro La Russa spiegava che «dopo la richiesta di dimissioni da parte delle massime cariche dello Stato, altro non si può fare. Se si dimette bene, ma se non si dimette non lo possiamo mica crocifiggere». L’azzurro Bonaiuti ricordava che la vicenda deve risolversi «nell’alveo del Parlamento», il ministro Rotondi che la «macchina della Vigilanza ora ha il motore acceso e il conducente deve poterla guidare senza che qualcuno gli sottragga le chiavi dal cruscotto». Il rappresentante dell’Mpa, Sardelli, premeva per accelerare verso il rinnovo del Cda Rai, nel quale tra l’altro due posti sono vacanti (per l’elezione in Parlamento di Malgieri e la morte di Curzi). Dal radicale Beltrandi la fotografia nitida della realtà: «Villari sta facendo funzionare la commissione ferma da mesi, resistendo a epurazioni, inviti e minacce. Fa bene».

E lui, Villari? Parla con misura e arriva persino a evocare una «soluzione condivisa per rinnovare al più presto il Cda Rai». Quando esce da San Macuto, viene attorniato dai cronisti e, sulle prime, risponde. Poi, spazientito, infila un varco nella ressa, affonda nel burro di cronisti bolsi e cameramen sorpresi, fugge via sulla fascia (del Pantheon) e infila la porta (del Senato). Altro gol, applausi a scena aperta per la forma fisica da primo della classe. Se non si dà agli stravizi, difficile batterlo per chiunque.