La Russa: "Bossi fa la colomba, gli fa comodo"

Il reggente di An: "Il leader della Lega pretende il dialogo con la
sinistra per ottenere il federalismo. Ma allora discutiamo anche su
altre riforme". Tra gli obiettivi: "Ci sta a cuore l'elezione diretta di premier e Colle". Sul Pdl: "In Forza Italia c'è gelosia per la nostra identità"

Esordisce con un aneddoto, Ignazio La Russa: «Vedo che alcuni quadri di Forza Italia, probabilmente solo quelli intermedi, non hanno ancora capito quanto siamo impegnati nel processo unitario del Pdl... Vivono una strana gelosia per l’identità di An... Assurdo! Io, per non perdere tempo in salamelecchi, mi sono persino preso una stanzetta dentro la sede degli azzurri, a fianco a quella di Verdini. Ci vado quattro ore al giorno. Ho piazzato già le tende, figuriamoci se non vogliamo l’unità». Il coordinatore di An è ironico. Ma non scherza nemmeno tanto. E, nei giorni in cui sembra che nella coalizione affiorino alcune divisioni, fissa le sue condizioni su sicurezza, federalismo e riforme (rispondendo direttamente a Bossi). Sulla proposta di Brunetta per l’estensione dell’età lavorativa per le donne (a cui, garbatamente, mette un freno).

Partiamo da Brunetta?
«Guardi, in linea di principio il ragionamento non fa una grinza. La società cambia, l’aspettativa di vita sale, le differenziazioni di un tempo si riducono, lavori usuranti per fortuna non ce n’è quasi più...».

Sta per arrivare un però...
«L’idea è giusta, ma il momento è sbagliato. In un momento di recessione, con la gente che perde lavoro, tenere occupati migliaia di nuovi posti, sbarrando la strada ai giovani, non è la cosa migliore».

Quindi lei ci mette una pietra sopra?
«Nooh... È giusto parlarne ora per portare a termine l’obiettivo a fine legislatura».

Ministro ha visto che Bossi apre alla sinistra sulle riforme?
«Mah... Qui bisogna fare un ragionamento articolato».

Bossi fa la colomba, vuole trovare l’accordo con il Pd. E lei?
«Io storicamente sono una colomba, sono il primo che cerca sempre dialogo e confronto: però sono anche una colomba reattiva, che se c’è un clima di attacco e di tensione, come c’è stato, non si mette a predicare l’accordo impossibile a tutti i costi».

Il fatto è che per Bossi l’accordo va fatto per portare a casa il federalismo.
«Qui non capisco io. Bossi non può fare sempre il falco su tutto, e poi il giorno in cui deve portare a casa la riforma che fa comodo a lui, allora tutti si devono mettere in bocca il ramoscello d’Ulivo!».

Insomma, lei non vuole «colombeggiare» sul federalismo.
«Io non voglio colombeggiare solo sul federalismo. Dobbiamo sederci al tavolo? Ci sto, ma allora facciamolo su tutto».

Ad esempio?
«Lei crede che non mi stia a cuore l’elezione diretta del presidente della Repubblica o del premier? Non accetto che Bossi ci dica: adesso c’è “la cosa mia”, allora turatevi il naso su tutto».

Ma il federalismo, dice Bossi, deve essere un obiettivo di tutti.
(Sospira) «Ooohh... E allora, siccome è così, se loro smettessero di rivendicarlo come una proprietà privata è meglio per tutti».

Si spieghi.
«C’è un progetto su cui siamo d’accordo tutti, da Fitto a La Russa, da Maroni a Formigoni... Ci stiamo lavorando e lo porteremo a casa. Ma se invece viene ridotto all’esibizionismo elettoralistico di un partito, non ci siamo».

Anche nel Pdl c’è qualche ruggine?
«Abbiamo fatto più negli ultimi quattro giorni che in quattro mesi».

Ad esempio?
«Le sembrano pochi 10mila gazebo in tutta Italia? Con Verdini, ma anche con Giancarlo Abelli si lavora con grande affiatamento».

Ma lei ha notato qualche tensione fra il suo partito e gli azzurri?
«C’è qualche ritardo nel processo di amalgama. A qualcuno in Forza Italia dà fastidio il grande attivismo dei nostri militanti».

E cosa gli risponde?
«Che ci si dovrà abituare! Così come noi siamo contenti che la leadership di Berlusconi porti voti a tutti».

A proposito di leadership, Dagospia ha inzuppato il pane sui nostri retroscena che vogliono Fini in pista per il Colle...
(Risata larussiana). «Ah, ah, ahhh».

La diverte Dagospia o il Colle?
«Per carità Dagospia è un sito a cui siamo tutti sempre attaccati, è un formidabile circuito di notizie gossip. Ma non credo che basti un divertissement di Dagospia per creare conflitti».

Nega che possa crearsi una rivalità tra Berlusconi e Fini?
«Due risposte serie. La prima è che Fini è uno dei principali leader italiani e, giustamente, può aspirare a qualsiasi obiettivo istituzionale... Fa bene ad essere un... fazioso super partes».

Allora potrebbe esserci davvero una rivalità!
«Mi pare che i ruoli da coprire, da Palazzo Chigi al Quirinale, siano due. Per ora, e credo che sia cosa saggia, mi pare ci sia l’incompatibilità, almeno fra quelli. Quindi non si potrà cumularli entrambi...».

E poi?
«Ma pensa davvero che questi passi si programmino? Mi risponda lei: cosa accomuna Andreotti, Violante, e D’Alema?».

Cosa?
(Sorride) «Il contrario di quello che unisce Scalfaro, Ciampi e Napolitano: i primi tre hanno provato a programmare l’ascesa al Quirinale senza riuscirci. Gli altri tre erano outsider e ci sono arrivati!».

È vero che pensa ad una nuova offensiva sulla sicurezza?
«Abbiamo, a Milano lo stiamo già facendo, tre proposte da sottoporre ai nostri elettori. La prima: dopo il grande successo nelle città metropolitane, estendere i pattugliamenti, eventualmente con i militari, in tutti i centri sopra 50mila abitanti».

Avrebbe costi pazzeschi...
«Prima si decide. Se si decide, i soldi si trovano».

Punto due?
«Un provvedimento urgente per smantellare tutti gli insediamenti abusivi di clandestini, che, come si sa, spesso diventano basi per altri traffici».

Ultimo tassello?
«Istituire un albo degli imam, come ha proposto Souad Sbai, per evitare che improbabili agitatori, magari con precedenti penali, si autoproclamino ministri di culto».

Lei vorrebbe aggiungere anche una quarta proposta.
«Sì. Un referendum consultivo nei luoghi dove nascono nuove moschee. Perché nessuno può autorizzare questi insediamenti, senza nemmeno sentire i cittadini residenti interessati».