La Russa: «Ma la Cdl non è morta»

da Roma

«Diciamo...»
E diciamolo...
«Silvio Berlusconi, forse, ha finalmente deciso di cambiare strategia».
Cioè lei, onorevole Ignazio La Russa, lei sostiene che dopo giorni di polemiche il Cavaliere ha dato ragione a voi?
«Nella sostanza, sì. Ha aperto sulle riforme. Non ha forse detto di essere disponibile a soluzioni utili per il Paese? Finita una fase con l’approvazione della Finanziaria, ora se ne apre un’altra che prima di andare al voto prevede una nuova legge elettorale».
Berlusconi ha anche annunciato che Forza Italia si scioglierà in nuovo partito del popolo...
«Ebbene? Può essere un fatto positivo, un passo verso la federazione del centrodestra. Nessuno discute la sua leadership, però, certo, poteva scegliere un luogo più adatto di piazza San Babila per lanciare l’iniziativa. Comunque io sono un ottimista. Se è finita la fase della propaganda, legittima e anche ben riuscita, ed è iniziata quella della riflessione politica, allora questo è un buon segnale, ovviamente da verificare».
Il Cavaliere ha attaccato i parrucconi della politica.
«E allora? Non mi fischiano le orecchie».
Eppure pare che ce l’abbia proprio con gli alleati.
«O forse con qualche suo dirigente. I residuati della Prima Repubblica non stanno certo da noi».
Dunque la polemica continua. La Cdl è già morta?
«Non è morta per niente. Io sarò pure, come ho detto, un ottimista, però credo che presto ci sarà un riavvicinamento. Anzi, io mi candido a trovare un punto di equilibrio. Quanto alle polemiche, non può essere un motivo di scandalo se An propone qualcosa. E non è alto tradimento fare politica. Noi comunque siamo calmi, la calma dei forti».
Quella calma che è mancata ad Assisi, visti e sentiti i fischi che hanno accolto Cicchitto.
«Ma se è venuto a fare il pretoriano! Che pretendeva? Noi al convegno abbiamo invitato quattro esponenti di Forza Italia. Formigoni e Adornato sono stati osannati, Schifani ha scaldato la gente un po’ di meno. Cicchitto, invece di arrivare con spirito di amicizia, era prevenuto, ha preso la platea di punta. Voleva prendere a randellate un’assemblea di An e, ovviamente, è finita che le randellate se l’è prese lui. Ma è un episodio».
Va bene. Però non potrà negare che in questi giorni tra voi e Fi ci sia parecchia tensione, soprattutto dopo le parole di Fini.
«Non lo nego. Forse siamo irritati per la sua presenza all’iniziativa di Storace. Forse poi abbiamo fatto un errore di tempi, non abbiamo considerato che Forza Italia è impegnata in un’operazione propagandistica, simile al nostro corteo di ottobre quando abbiamo chiesto a Prodi di andare a casa. Dovevamo avere più pazienza e aspettare che Berlusconi entrasse nell’ottica della riflessione politica, che si rendesse conto che una stagione è finita e che, passato il crinale della Finanziaria, fosse arrivato il momento di cambiare strategia e di andare a vedere se la maggioranza ha le carte per fare le riforme o se bluffa».
Autocritica sui tempi. E sui contenuti?
«Su quelli no. Bisogna rendersi conto che una riforma elettorale che assicuri stabilità è un passaggio indispensabile prima di andare al voto. E le parole di Berlusconi a San Babila credo che vadano in quella direzione».
È sembrata anche una prova di forza, una riaffermazione di leadership: sono solo io, con gli otto milioni di firme, che tratto con gli altri.
«Ma Fini non ha mai messo in discussione la sua leadership. Non ha mai parlato di cambiare guida, solo di cambiare strategia».
Non ha paura che adesso, come dicono molti, il Cavaliere si metta d’accordo con Veltroni?
«Noi non abbiamo paura di niente. Sono 50 anni che faccio politica e solo sei ne ho passati al governo per fare anche leggi che non ci sono piaciute. Siamo un partito storico, abbiamo il 12 per cento. Che fanno, un’intesa senza An? Ci conteremo».