La Russa: "La differenza con il Pd? Noi litighiamo prima non dopo esserci uniti"

Roma - Ministro Ignazio La Russa, sarà stremato dal summit... Ore e ore di discussioni: troppa carne al fuoco?
«Ci sono abituato. E poi le riunioni fanno bene».

Specie se ci sono tanti nodi da sciogliere: ne citi qualcuno.
«Abbiamo parlato più che altro di questioni logistiche».

Non mi dica che va tutto liscio come l’olio...
«Qualche criticità c’è ma è fisiologico. E le stiamo superando tutte, grazie anche alla ripresa degli incontri periodici tra i due leader, Berlusconi e Fini».

Però negli ultimi giorni ci sono stati parecchi distinguo da parte dei dirigenti politici, soprattutto in An...
«Qualche resistenza c’è stata ma è tutto normale».

Gli italiani spesso non capiscono, però.
«Gli elettori sono la nostra spinta. Sono loro che hanno già deciso la nascita del Pdl».

E allora perché tutti questi puntini sulle “i” da parte della classi dirigenti dei due partiti?
«È un po’ la sindrome dei missili: non in casa mia, non nel mio giardino».

Egoismi di partito?
«Bisogna contemperare la grande spinta dell’elettorato che ci vuole uniti e i legittimi interrogativi delle rispettive classi dirigenti. Sarebbe un errore non tenere conto della prima così come sottovalutare i secondi».

Tutto superato con la riunione fiume di oggi?
«Affrontiamo tutte le questioni con grande serietà e serenità».
Certo che anche lei non è stato tenero con gli alleati, dicendo che in Fi nessuno prende decisioni senza il placet di Berlusconi...
«Ma non è mica una critica! Anche An è un partito presidenziale, molto legato alla figura del suo leader. Ma prima di diventarlo ha vissuto un’altra fase, fatta di interminabili discussioni all’interno del comitato centrale».

C’è sempre stata più dialettica, insomma...
«Nel nostro dna c’è l’abitudine al confronto. A differenza che in Fi, dove prima è nato Berlusconi e poi il partito, da noi prima è nato il partito e poi il suo leader».

E il nuovo Pdl come sarà?
«Adotterà un modus operandi intermedio. Bisogna conservare il grande dinamismo della leadership di Berlusconi, che nessuno mai ha messo in discussione, e il contributo decisionale di Fini».

Alemanno aveva posto la questione del voto sul leader, proponendo il voto segreto e in Fi si sono infastiditi...
«Non ci sono candidature alternative, Berlusconi resta il leader. Però è giusto che ci sia un voto e non un’acclamazione».

Quali sono i punti di discussione più aspri tra voi?
«A differenza del Pd, nel quale non s’è discusso di nulla, noi litighiamo prima e non dopo. Ma tra noi c’è dibattito aperto e franco su tutto. E garantisco che supereremo tutti gli scogli».

I più grandi sono quelli legati ai coordinatori regionali?
«Macché, quel problema si risolve in mezz’ora. Pur non avendo ancora affrontato la questione le posso garantire che se le scrivessi adesso in busta chiusa i venti nomi, forse ne sbaglierei solo uno o due».

Coordinatore del partito: si parla di un triumvirato: lei, Verdini e Bondi. Soddisfatto?
«Sarei contento, certo. Ma non abbiamo ancora deciso e poi non è detto che io ne faccia parte».

Perché? Non si diverte?
«Moltissimo ma mi diverto anche a fare solo il ministro».

Che spazio avrà Fini nel Pdl?
«Lo spazio che deciderà di darsi. Il primo spazio è il primo articolo, non scritto, dello statuto: l’intesa con Berlusconi».

Ha dichiarato che Fini è una risorsa internazionale: allude alla carica di rappresentante del Pdl in seno al Ppe?
«È una mia ipotesi. Sarà Fini a dire se gli piace».