La Russa: "L’Inter? Non porterà voti a Milly"

Il ministro della Difesa critica i manifesti dove la cognata della
Moratti, Milly, candidata con Pisapia, appare per la campagna
abbonamenti della squadra nerazzurra

Buongiorno ministro La Russa, ha visto i manifesti di Milly Moratti a Milano?
«Non li ho visti. Sono manifesti elettorali?».

Sono manifesti per la campagna abbonamenti dell’Inter in cui, al fianco del presidente Moratti che alza una coppa, c’è sua moglie, capo di una lista che appoggia Giuliano Pisapia.
«Forse se li poteva risparmiare. C’è un po’ di ambiguità. E anche una certa mancanza di buon gusto. Dove sono attaccati?».

In metrò e in giro per Milano.
«Comunque, non mi farete parlar male di Moratti. Lo stesso Berlusconi ha molto apprezzato la sua telefonata di complimenti dopo lo scudetto. Non credo che quei manifesti porteranno un voto in più alla sinistra e, se avesse aspettato qualche giorno prima di affiggerli, la campagna abbonamenti sarebbe andata bene ugualmente. Li avrei rinviati, non fosse altro perché siamo tanti interisti di segno politico opposto. Però non mi scandalizzo, in campagna elettorale à la guerre comme à la guerre».

Sul sito, sotto la sua foto si legge «La nostra squadra è per Pisapia», scritto a righe nerazzurre.
«Ognuno usa l’acqua che ha. Da Milly mi sarei aspettato una campagna basata più sulle sue idee, l’ecologia, le energie alternative...».

Viste da qui le elezioni a Milano sembrano un derby.
«Non direi. Milan e Inter sono contenute nello stesso simbolo del Pdl dove si legge “Berlusconi per Letizia Moratti”. Nella nostra lista ci sono entrambi i cognomi».

È un voto che avrà riflessi a livello nazionale?
«Non c’è dubbio. Anche se alla fine conterà di più quante amministrazioni riusciremo a strappare alla sinistra o quante la sinistra ne riuscirà a strappare a noi».

Vede Letizia Moratti sindaco già al primo turno?
«Sono certo che ce la faremo. E allora si dovrà parlare di risultato eccezionale, clamoroso. Questo va sottolineato perché la sinistra ripete che la vittoria al primo turno sarebbe normale. Non è così. Cinque anni fa conquistammo il 52 per cento con l’Udc di Casini e i voti di Fini. Se solo Casini prendesse il 2 per cento e Fini l’uno - ma loro credono di raccogliere molto di più - si andrebbe al ballottaggio. Anche restando sotto il 50 per cento saremmo di molte lunghezze davanti alla sinistra».

Quali fattori peseranno maggiormente nell’urna?
«Al 50 per cento l’esempio del fare del governo Berlusconi, testimoniato anche dalla sua candidatura come capolista. L’altro 50 per cento verrà dall’ottimo lavoro svolto dalla giunta di centrodestra. È sbagliato sostenere che la Moratti sia un po’ fredda, distante. Basta conoscerla per capire che la sua è una ritrosia tutta lombarda sotto la quale arde la passione per Milano. Ricordiamoci quello che ha fatto per i ragazzi di san Patrignano, l’impeto che ha messo per conquistare l’Expo del 2015, la pazienza con cui cura le periferie e si spende per la sicurezza. La Moratti è come certe ville lombarde, dove si cura più la sostanza dell’apparenza».

L’intellighenzia però è schierata con Pisapia.
«Più che l’intellighenzia, l’area radical chic. Pisapia è una persona che stimo, meglio lui di altri per andare al ristorante. Ma, per le idee che propugna, sarebbe un disastro se diventasse sindaco di Milano. Noi stiamo facendo una campagna sulla città e le sue emergenze, Pisapia dov’è? Perché non risponde alle domande di De Corato? In quale quartiere vuole realizzare la moschea? In quali zone intende accogliere gli immigrati? Lui che è per la legalità, come pensa di gestire le occupazioni dei centri sociali?».

Con l’accordo su Salvini l’area di An perderà la poltrona di vicesindaco?
«Ne parleremo dopo, prima viene Milano e l’imperativo di darle una giunta di centrodestra. Troveremo l’accordo, non ci sono decisioni già prese».

Non le pare che la Lega stia alzando il prezzo?
«La Lega è un partito in crescita. Cinque anni fa ottenne due consiglieri, stavolta ne avrà di più. Comunque andrà, le poltrone non saranno motivo di lite».

Che cosa pensa della polemica su Lassini?
«L’avrei conclusa il primo giorno quando il partito ha preso le distanze dal suo manifesto. Per me tutto sarebbe finito lì. È stato inutile anche ipotizzare le dimissioni visto che erano tecnicamente impossibili. Quando Berlusconi critica la magistratura lo fa per mettere dei paletti alla sinistra, ma lo fa in modo assai diverso».

Però Lassini potrebbe prendere molti voti.
«Non si offenda, non il mio».

A proposito di voti, Berlusconi ha promesso che supererà le 53mila preferenze delle ultime comunali.
«Sono sicuro che supererà quella soglia. Seppur importante, il numero delle preferenze non lo è così tanto. Alle ultime europee, nelle tre regioni io stesso ho ottenuto più di duecentomila voti. Ma se qualcuno mi chiede quanti ne ho presi con esattezza, non me lo ricordo».