La Russa: «Libano sotto controllo»

nostro inviato a Naqoura (Libano)

Il confine è lì, si vede a occhio nudo dalla base di Naqoura, meno di un chilometro di distanza. C'è un filo spinato che corre lungo la blue line, che separa il Libano da Israele. Ma questa frontiera che guarda il mare, meno di tre anni fa palcoscenico di una guerra, non fa paura, per ora. Due razzi contro Israele avevano fatto temere un allargamento del campo di battaglia. Ma il governo libanese adesso rassicura: «Non permetteremo a nessun terrorista di lanciare razzi».
Il ministro della Difesa Ignazio La Russa è arrivato qui in Libano ieri per sentirsi dire questo: non c'è nessun interesse delle autorità libanesi a entrare in collisione con Israele. Per l'Italia è la prima missione in Medioriente dall'inizio del conflitto a Gaza. Un viaggio per dimostrare «vicinanza e gratitudine ai nostri soldati, i nostri ambasciatori», li saluta La Russa, nelle basi di Naqoura e Shama. Ma scopo della visita è anche «avere la certezza» dal governo libanese «che la tensione» scoppiata a Gaza «non si scateni anche in quest'area». L'Italia vuole quindi essere subito presente «per rafforzare con la nostra vicinanza la condizione di tranquillità in questa zona».
Il messaggio di La Russa ai 2.500 militari italiani in Libano è: massima attenzione. Occorre evitare che qualche piccolo incidente «possa innescare la miccia» tra due Paesi reduci da una guerra recente e «l'applicazione massima delle regole d'ingaggio», ossia un comportamento entro le norme stabilite ma di allerta elevatissima.
Prima di visitare il contingente italiano e il generale Claudio Graziano, che comanda le truppe Unifil, La Russa ha voluto vedere il ministro della Difesa del governo Siniora, Elias Moor: «La collaborazione con esercito italiano e forze Onu è sempre più buona, siamo un'unica squadra», ha spiegato Moor. Lanciare razzi «è un atto terroristico contro i cittadini libanesi», ha sottolineato a nome di tutto il governo (e quindi anche della componente Hezbollah) perché questo creerebbe un «pretesto» a Israele per reagire. «Una ragione», ha corretto la Russa. E si è giocata tutta su questa piccola correzione la visita italiana qui: un vocabolario di pace non di tensione è preferibile in questo momento, anche se Libano e Israele vengono da una guerra, ed è il linguaggio a ricordarlo.
Le forze Onu sono qui per questo: mantenere la pace e a maggior ragione adesso. Lo spiega anche il generale Graziano, dalla base di Naqoura: «Abbiamo creato una situazione di sicurezza per garantire la cessazione delle ostilità. Discorso diverso è quello della minaccia terroristica che dobbiamo considerare molto seriamente». È da qui che arrivano i rischi, dal terrorismo.
La base di Shama si raggiunge attraverso una strada percorsa da mezzi e carri armati dell'Onu e tagliata da branchi di pecore con i loro pastori. «I nostri soldati sono sempre pronti», ma di una partecipazione italiana a un'eventuale forza di interposizione a Gaza è «prematuro parlare» perché «le condizioni politiche e militari non lo consentono», chiarisce La Russa. Per ora la missione italiana in Medioriente resta il Libano, lungo la «linea blu» di una pace a rischio ogni giorno.