La Russa: «A Milano non si fanno»

Il vicepresidente di An è categorico: «A livello nazionale l’ipotesi è possibile, qui servirebbe solo ad alimentare lo scontro tra i partiti»

«Le primarie per il sindaco non sono all’ordine del giorno e non credo che le faremo». Ignazio La Russa non è entusiasta del metodo ma se a livello nazionale non esclude la possibilità, per Milano è convinto che si tratti di un’idea fuori luogo e fuori tempo. Il vicepresidente di An critica prima di tutto il presupposto iniziale: «Perché ipotizzare che Letizia Moratti non si candidi? Ho notizie di prima mano e credo che la sua candidatura molto presto possa essere confermata e dopo le vacanze ufficializzata».
Formigoni ha proposto le primarie nel caso in cui la Moratti non dovesse accettare. Che cosa ne pensa?
«Letizia Moratti è il candidato giusto e io sono convinto che accetterà, ma penso che le primarie non sarebbero una buona idea neanche nel caso in cui la Moratti non si candidasse. E poi mentre a livello nazionale le considero un’ipotesi possibile anche se non indispensabile, a livello cittadino le escludo perché rischierebbero solo di creare confusione e di alimentare lo scontro tra i partiti».
E che differenza c’è tra le primarie per il candidato premier e quelle per il candidato sindaco?
«Le primarie nazionali si faranno solo nel caso in cui Berlusconi non si candiderà e questo significherebbe che c’è già il partito unico. In un contesto di bipartitismo abbozzato (anche se non ancora pienamente realizzato) ricorrere alle primarie può avere un senso e capisco la proposta di Formigoni, anche se non mi fa impazzire».
Invece a Milano l’ipotesi è categoricamente esclusa?
«Diventerebbe una gara tra i partiti e non una scelta della persona. Ne verrebbe indebolita la forza del candidato, perché non vincerebbe il candidato migliore ma al contrario diventerebbe centrale lo scontro tra i partiti, tanto più in una situazione in cui è difficile immaginare che esista già il partito unico. E anche se a Milano il partito unico del centrodestra esistesse già, le primarie sarebbero controproducenti perché potrebbero riattizzare i contrasti. Insomma, si rischierebbe di far rinascere surrettiziamente i partiti».
Non sarà tanto contrario perché è convinto che un candidato di An avrebbe difficoltà a uscire vittorioso dalle primarie?
«Assolutamente no. Le primarie, come dimostrano le recenti esperienze, avvantaggiano i piccoli partiti, che riescono a mobilitare meglio i propri elettori intorno a un nome, accendendo e alimentando lo spirito di apparteneneza. Se An volesse il sindaco di Milano, avrebbe maggiore facilità a ottenerlo con le primarie, portando a votare tutti i suoi elettori più convinti. Un discorso che vale anche per la Lega».
Vuole dire che parla contro l’interesse del suo partito?
«Non sono contrario alle primarie per spirito di partito, ma per spirito di coalizione. Senza bipolarismo o addirittura senza neanche un abbozzo di partito unico hanno come effetto non il rafforzamento ma l’indebolimento della coalizione».

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