La Russa: sindaci di An, imitate Cittadella

Il deputato: «Sulle nozze tra clandestini giusto opporsi come i primi cittadini del Carroccio Sulla sicurezza sfileremo insieme a Milano»

da Roma

Onorevole La Russa, domenica anche An sfilerà con la Lega a Milano per la sicurezza. Come mai questa decisione?
«L’invito ci è arrivato da Bossi che ne ha parlato con Fini. Lui purtroppo non potrà esserci, perché per quella data era già impegnato, ma è stato ben contento di dare il sostegno di An. Tanto che a rappresentare il partito ci saremo io, Ronchi, il vicesindaco De Corato e alcuni deputati milanesi. Una delegazione corposa».
Un modo per dire che condividete la linea del Carroccio in materia di sicurezza?
«Per An è una questione che ha la priorità su tutto, la precondizione per esercitare qualsiasi tipo di libertà. Sui punti di contatto, poi, non ci sono dubbi visto che sia noi che la Lega abbiamo votato contro l’indulto».
E delle iniziative dei sindaci del Carroccio che ne pensa?
«Assolutamente condivisibile quella sui matrimoni tra gli extracomunitari clandestini. Una cosa è l’emergenza, come il bisogno di cure sanitarie o cibo. Ma non si capisce perché la burocrazia italiana debba essere intasata dalle pratiche matrimoniali di chi in Italia non dovrebbe neanche starci. Senza considerare il problema dei matrimoni simulati, visto che spesso a sposarsi con i clandestini sono i vecchietti dell’ospizio. È per questo che ho invitato tutti i sindaci di An a valutare se è il caso di comportarsi come quelli della Lega».
Anche sull’espulsione dei rom?
«Su questo sono d’accordo da un punto di vista concettuale ma temo che sotto il profilo giuridico ci siano dei problemi a sostenere che un cittadino comunitario debba essere allontanato dopo tre mesi senza avere mezzi di sostentamento».
Il 15 dicembre, sempre a Milano, An organizzerà una manifestazione sulla sicurezza per le donne.
«Tra San Babila e piazza Duomo sfileranno cento dirigenti di An, tutte donne. Ma spero si possa allargare l’iniziativa al resto del centrodestra visto che inviteremo i responsabili Pari opportunità di Forza Italia, Lega e Udc».
Un gesto di distensione?
«A volte i toni rischiano di coprire i contenuti. La mia aspirazione è che d’ora in poi i riflettori siano più puntati sui valori su cui ricostruire una nuova coalizione di centrodestra che sulle parole. Insomma, se togliamo “gli alleati da mandare a quel paese” da una parte e “le comiche” dall’altra, magari si riesce a uscire dalla spirale del botta e risposta».
E da dove si potrebbe ricominciare?
«Un terreno di confronto potrebbe essere la Federazione che Fini chiedeva già un anno fa. Bisogna ripartire dall’incontro di Gemonio e verificare le condizioni per una nuova alleanza».
In concreto?
«L’indulto è l’esempio giusto. Che si fa se si ripresenta un provvedimento simile? Si va ancora divisi? È necessario fare chiarezza fin da subito sulle regole e sui valori».
C’è chi vede nella posizione di Fini sulla legge elettorale un tentativo di fare asse con Prodi. È così?
«Che Forza Italia e il Pd possano avere un interesse comune a un sistema di voto che favorisca i partiti più grandi è un timore che abbiamo letto sui giornali. Speriamo non sia così, perché il proporzionale di cui si parla è peggio della legge truffa del ’53. Detto questo, che An difenda da sempre il bipolarismo non mi pare affatto una novità».
I sondaggi danno An in calo e La Destra in crescita. Preoccupato?
«Abbiamo già avuto tre scissioni: nel ’76, ’95 e 2004. E nonostante i favori della stampa, da Democrazia nazionale alla Mussolini hanno tutti avuto risultati da prefisso telefonico. Per capirci, lo zerovirgola».