La Russa lo smonta: «Non avrà più del 10% E Letizia stravincerà»

Non è preoccupato Ignazio La Russa, ma amareggiato sì. La decisione di Gabriele Albertini di legare il suo destino politico al fantomatico terzo polo la giudica sbagliata, «controproducente» in primo luogo per lui, che considera «un amico». E quella scelta il coordinatore nazionale del Pdl la valuta anche come «un segno di debolezza» anche per i tempi con cui è maturata. Ma alla fine - ne è convinto - non cambierà nulla.
Il pronostico è matematico: «Noi quanto prenderemo? Secondo me ci avviciniamo al 40 per cento, ma diciamo pure che prendiamo il 30. La Lega non perde neanche un voto e prende fra il 10 e il 15 per cento. La sinistra i suoi voti li prende, diciamo il 30 per cento. Albertini se arriva all’8-10 per cento è tanto. E tutto lascia immaginare che la sua candidatura avrà come effetto quello di far arrivare il candidato della sinistra al ballottaggio».
Quindi cosa lo avrebbe spinto a sposare il piccolo polo di centro? «Non lo so, ma il fatto di decidere prima del 14 dicembre (il giorno fissato per il voto di fiducia al governo, ndr) sarebbe un segno di debolezza. Probabilmente qualcuno gli ha posto il problema in termini ultimativi per tirare su il morale, per frenare il clima di smantellamento che investe il terzo polo».
Albertini è tuttora un europarlamentare del Pdl, è stato eletto nel 2009 con un buon raccolto di preferenze - 67mila preferenze - ma in quelle elezioni La Russa c’era, e di voti personali ne ha ottenuti 230mila. «Gabriele probabilmente è convinto sinceramente di essere un portatore di voti suoi». Non lo è? «Tutti lo siamo, in parte, ma lui si illude che quei voti valgano in ogni contesto. È successo anche ad altri, per esempio alla moglie di Riccardo De Corato quando si è candidata con l’Udc. Anche io, se mi candidassi in un altro contesto, cambierebbe tutto».
Comunque, per il ministro della Difesa, non cambia nulla in ogni caso: «Letizia Moratti stravincerà comunque». Anche perché sull’operato di Albertini il giudizio è articolato: «Nel primo mandato è stato un buon sindaco, ha fatto un ottimo lavoro, anche perché aveva una squadra forte che l’ha seguito e indirizzato. La seconda volta un po’ meno, si sono viste delle crepe», per esempio con quel piano dei parcheggi che è stato «un disastro».
Il Pdl dunque tira dritto, non affretta decisioni sulla permanenza dell’ex sindaco nel partito: «Ci penseremo, non è la notizia del giorno», riflette La Russa. Semmai qualche smottamento è atteso nel Pd, dove i settori moderati del partito sembrano in forte agitazione davanti alla prospettiva di dover sostenere un candidato di sinistra come Giuliano Pisapia. «Accade in misura molto marginale - stima Emanuele Fiano, prima di assicurare che il Pd è «un partito che mantiene i patti». «Sono cose che riguardano il Pd», osserva La Russa, prima di concedere ad Albertini un ultimo auspicio: «Spero che abbia una carta di riserva, perché è un amico».