Russia e Italia rinforzano gli scambi energia-tecnologia

La guerra in Georgia non ha per nulla frenato gli affari dei gruppi nazionali con Mosca

da Milano

Rivedere qualcosa nei rapporti tra Ue e Russia è forse inevitabile dopo una crisi come quella innescata dai fatti georgiani. Ma senza esagerare, come dimostra la posizione «soft» presa nei giorni scorsi da Bruxelles: ci sono troppi affari in comune, e, al di là delle apparenze, una rottura tra Russia ed Europa non converrebbe a nessuno. Neppure a Mosca, che in poche settimane ha già visto una massiccia fuga di capitali e la Borsa fare penosi scivoloni. Vero è che ancora prima delle ferie la russa Gazprom aveva organizzato un importante seminario in Normandia con tutta la stampa economica europea e il messaggio era stato: «Vi potete fidare di noi: anche ai tempi della guerra fredda non vi abbiamo mai fatto mancare le forniture di metano». Business is business, anche per i russi. E per le oltre duecento imprese italiane che hanno investito in quel paese.
Non è solo questione di gas che viene esportato in Europa, ma anche di tecnologia europea che finisce in Russia. Il gas non manda avanti solo l’economia europea, che non ne potrebbe fare a meno, ma anche quella russa che senza gli introiti del metano non avrebbe i mezzi per fare gli investimenti di cui ha bisogno. E Mosca ha una seria necessità di importare tecnologia occidentale avanzata per crescere. Basta vedere i rapporti che ci sono con l’Eni: da un lato la Russia è il primo fornitore di gas per l’Italia (circa venti miliardi di metri cubi di gas all’anno, contro i 18-19 che arrivano dall’Algeria e la decina scarsa fornita dalla Libia nel 2007) dall’altro lo scorso anno l’Eni ha firmato un importante accordo per l’acquisizione assieme all’Enel di tre società attive nella ricerca e sviluppo di nuovi campi di gas. I giacimenti interessano certamente all’Eni, ma si trovano in zone «difficili», tali da richiedere l’intervento di una tecnologia che ben pochi gruppi al mondo hanno. E in questo modo Russia e Italia realizzano uno scambio «gas contro tecnologia e investimenti». Non a caso l’Enel a giorni inaugurerà una centrale completamente rinnovata, acquistata nel «pacchetto» delle centrali del gruppo OGK-5. Ed Enel si è impegnata a trasferire negli impianti russi non solo le conoscenze per una maggiore produttività, ma anche per la tutela ambientale.
La Russia, dal canto suo, sta sempre più cercando di arrivare direttamente sul mercato italiano: lo scorso anno l’accordo Eni-Gazprom ha aperto le porte al gruppo moscovita, che sta trattando una serie di forniture a Edison e alle più importanti ex municipalizzate italiane. In questo modo si conquisterà una fetta di mercato limitata, ma importante per gli sviluppi futuri. Quest’anno, invece, Lukoil si è accordata con Erg per l’ingresso nella raffinazione italiana: una scelta che non solo ha portato il petrolio russo direttamente in Italia, ma che ha dato una spinta anche all’andamento del titolo italiano in Borsa.
Accanto al settore dell’energia, che è inevitabilmente privilegiato visto il peso della Russia nel settore, ci sono anche altri campi «sensibili»: come quello dell’aeronautica, in cui Finmeccanica ha un accordo con la russa Sukhoi, o della nautica, in cui Fincantieri ha intese nel campo dei sommergibili. Mentre l’armatore Barbaro ha addirittura rilevato un cantiere con 350 dipendenti. E Severstal ha acquisito la Lucchini e fa affari con la Fiat.
Solo nel settore finanziario c’è qualche attenzione in più, dopo le vicissitudini di Generali, ma «Parigi val bene una messa».