Russia e Ucraina si accordano sul gas

Si allontana la minaccia di una crisi delle forniture per l’Europa. Ma si fa più duro lo scontro di Putin con Shell. La società: non cederemo

da Milano

C’è l’accordo tra Russia e Ucraina sulle forniture di gas, mentre continua il braccio di ferro tra la Shell e Mosca sui giacimenti dell’area di Sakhalin-2 che i russi vogliono riprendersi per presunte violazioni ambientali. I due avvenimenti sono solo apparentemente di segno diverso: le forniture di gas all’Ucraina, infatti, fanno parte di un accordo ben più ampio che vede Kiev riavvicinarsi allo scomodo vicino russo che ha usato il gas come mezzo di pressione nelle trattative. In altri termini, le risorse energetiche stanno diventando dei mezzi potenti che Mosca usa per in primo luogo i suoi scopi politici.
In ogni caso l’accordo con l’Ucraina dovrebbe scacciare il fantasma della carenza di forniture che ha afflitto l’Europa durante lo scorso inverno, permettendo il passaggio del gas senza «prelievi» indesiderati da parte di Kiev. Il prossimo anno L’Ucraina riceverà 55 miliardi di metri cubi di gas, pagando 130 dollari per mille metri cubi, contro il prezzo attuale di 95 dollari, con un aumento quindi del 37 per cento. I consumi dell’Ucraina ammontano a circa 70 miliardi di metri cubi l’anno, i 15 miliardi di differenza rispetto alle forniture russe verranno coperti con la produzione di metano locale. L’intesa vale solo per il 2007, poi verrà rinegoziata. L’accordo per il passaggio del gas verso l’Europa ha invece una durata di cinque anni.
Un anno fa Russia aveva minacciato l’Ucraina di quadruplicare il prezzo del gas portandolo da 50 a 230 dollari per mille metri cubi, un livello vicino a quello del mercato libero. Kiev aveva respinto la richiesta e Gazprom aveva reagito tagliando le forniture. Per rappresaglia Kiev aveva limitato il passaggio del gas verso l’Europa, minacciando di prelevare il 15% a titolo di diritti di transito: la crisi era stata superata portando il prezzo del gas agli attuali 95 dollari.
L’accordo a 130 dollari è così un passo avanti, ma ha, come accennato sopra, un «prezzo» politico non indifferente per Kiev, dove oggi c’è un governo filorusso. In particolare l’Ucraina si è impegnata a una «collaborazione strategica sul fronte esterno, nella politica interna e nei rapporti intergovernativi». E questo influenzerà l’ingresso dell’Ucraina del Wto (la precedenza toccherà alla Russia), nella Nato (l’eventuale adesione «non dovrà danneggiare la Russia») e nell’Ue, che «fa scaturire una quantità di questioni, che devono essere tenute in conto tra Ucraina e Russia nell’ambito dei trasporti, cooperazione nella produzione e nelle nuove tecnologie».
C’è un altro fronte su cui Mosca sta premendo: quello delle concessioni. Nelle settimane scorse i russi avevano imposto una fermata alla ricerche petrolifere che la Shell sta facendo nell’isola di Sakhalin: ieri la compagnia anglo-olandese, secondo l’agenzia russa Novosti, ha comunicato che non intende cedere la propria partecipazione di maggioranza nel consorzio di ricerca e che non c’è nessun cambiamento per il completamento del progetto. La prima fornitura di gas naturale è prevista per l’estate del 2008.
Sempre sul fronte delle forniture dalla Russia c’è da registrare anche il commissario Ue al commercio, Peter Mandelson, che ha rassicurato sui rischi di una possibile nuova crisi di approvvigionamenti all’Europa. «Non abbiamo motivi per dubitare del comportamento della Russia nei nostri riguardi», ha detto il commissario.