Russia, nuovi incidenti a San Pietroburgo

Dopo gli scontri di Mosca tra forze di sicurezza e manifestanti dell’opposizione al Cremlino, il copione si ripete: la polizia carica i dimostranti di &quot;Altra Russia&quot;. Arrestato il leader nazional-bolscevico Limonov. In piazza 1.500 persone, Kasparov non arriva in tempo. Berlusconi: &quot;<a href="/a.pic1?ID=171269" target="_blank"><strong>Putin ha le sue ragioni</strong></a>&quot;

Sabato a Mosca, ieri a San Pietroburgo. È cambiata la città, non le modalità di una sfida a cui nessuno ha voluto rinunciare. Il fermo nella capitale di 250 persone, tra cui il leader del movimento d'opposizione «Altra Russia», l'ex campione del mondo di scacchi Garry Kasparov, non ha scoraggiato i russi che contestano il regime di Putin. Ieri mattina si sono dati appuntamento nella centralissima Piazza dei Pionieri, dove un comizio era stato permesso dalle autorità. Non erano tanti, circa 1500, meno del previsto, ma comunque troppi per un governo che si dimostra insicuro e nervoso, verosimilmente nel timore che possano essere organizzate manifestazioni simili a quelle arancioni di Kiev o rosa di Tbilisi.

Ieri, inizialmente, i dimostranti volevano marciare lungo il viale principale dell'ex capitale imperiale, la Prospettiva Nevsky, sfidando il divieto delle forze di polizia. Ma poi ci hanno ripensato.

Non appena è scaduta l'ora e mezza concessa dal governatore Valentina Matvienko, è bastato che un gruppetto si dirigesse verso la Prospettiva Nevsky per provocare la repressione dei reparti speciali del ministero degli Interni, che, come 24 ore prima, si sono dimostrati particolarmente energici: molte persone sono state manganellate, alcune trascinate via di peso, altre spinte all'interno della metropolitana, diverse decine caricate a forza sulle camionette blindate e portate di fronte a un giudice, che dopo averle tenute in stato di fermo per alcune ore, ha comminato multe da mille rubli.

Mancavano due dei tre leader di «Altra Russia»: Garry Kasparov, arrestato sabato, è stato rilasciato solo nella notte e dunque non ha fatto a tempo a raggiungere San Pietroburgo. L'ex premier Mikhail Kasyanov non era presente. C'era invece Edouard Limonov, il carismatico leader del partito Nazional-bolscevico, che, a dispetto del nome, è un partito riformista moderato, che si ispira al partito laburista di Tony Blair. Ieri a mezzogiorno era sul palco, dove ha attaccato con veemenza Putin: «Quanto accaduto sabato a Mosca dimostra che il governo russo non farà alcuna concessione e che ha dichiarato guerra al popolo». Anche Limonov è stato arrestato e come lui il parlamentare locale Sergei Gulyayev. Ad altre personalità è stato impedito di raggiungere la Piazza dei Pionieri, come a una delle organizzatrici, Olga Kurnosova, trattenuta agli arresti domiciliari un paio d'ore prima dell'inizio della manifestazione con un pretesto risibile: aver distribuito illegalmente volantini di «Altra Russia».

Kasparov, Kasyanov e Limonov sono i tre leader di questo movimento, fondato da poco, che si propone di creare un'alternativa politica al partito di Putin in vista delle elezioni legislative di dicembre e delle presidenziali di marzo. Un'alleanza insolita la loro: Kasparov due anni fa ha abbandonato gli scacchi per scendere in politica, animato, come dichiarò alcuni mesi fa in un'intervista al Giornale, «dal senso civico e dall'amore per una patria tradita dal suo leader». Kasyanov è stato per quattro anni primo ministro russo, prima di rompere con il presidente per ragioni ignote. Limonov è il politico emergente. I tre sembrano avere pochi punti in comune e, infatti, non hanno ancora chiarito il loro progetto politico. Più che un «patto per», il loro appare un «patto contro», peraltro per ora con poche possibilità di successo. Alle «marce del dissenso» organizzate in diverse città russe, finora hanno partecipato poche persone: mai più di cinquemila per volta. E siccome le tv nazionali, controllate da Putin, non hanno mai parlato di loro, la maggior parte dei cittadini non è nemmeno al corrente delle loro attività. Eppure ciò non è sufficiente a rassicurare l'attuale leadership russa, decisa a mantenere con ogni mezzo la propria supremazia.