La Russia pronta a sfidare gli Usa: «Manderemo i bombardieri a Cuba»

Il Cremlino vuole rispondere allo «scudo spaziale» schierando gli aerei nelle basi dell’Avana a 150 chilometri dalla Florida

Lo spettro dei bombardieri nucleari russi torna ad allungarsi su Cuba e sul mar dei Caraibi. Secondo il quotidiano Izvestia, l'invio dei bombardieri Tu-95 e forse anche Tu-160 a Cuba rientra tra le contromisure al vaglio di Mosca per rispondere sul piano militare-strategico alla decisione statunitense di basare nella repubblica Ceca e in Polonia radar e missili intercettori antimissile. E allora, come nella crisi dell’autunno 1962, è di nuovo L’Avana a fare da ponte per gli aerei russi e ad alzare la tensione fra Casa bianca e Cremlino.
Difficilmente Mosca arriverà a schierare in permanenza a Cuba i propri bombardieri, piuttosto chiederà di poter utilizzare aeroporti cubani come punto d'appoggio. Ma si tratta comunque di una mossa che non verrà sottovalutata al Pentagono, anche perché le coste della Florida distano 150 chilometri da Cuba. Non solo, Mosca starebbe anche pensando di riattivare un centro di spionaggio elettronico, che era stato chiuso a Lourdes, a qualche decina di chilometri dall'Avana, nel 2001. Sempre che i Cubani non siano troppo esosi con i canoni di affitto. Del resto, il presidente russo Dimitry Medvedev, ancora durante il recente vertice del G-8 in Giappone, aveva preannunciato che la Russia avrebbe replicato alla provocazione americana.
I Tu-95, gli «Orsi» secondo la nomenclatura Nato, sono stati per anni una presenza stabile a Cuba. Fino al 1989 Mosca ha mantenuto una dozzina di questi aerei, in versione da sorveglianza e spionaggio nell'isola caraibica. I Tu-95 erano quindi costantemente intercettati e seguiti dai caccia americani. Qualche volta arrivavano nei Caraibi anche i «cugini» da bombardamento, decollati direttamente dalle loro basi nella penisola di Kola. E anche in questo caso i piloti americani li seguivano lungo le loro peregrinazioni. Oggi, il quadro strategico è cambiato e la Russia non ha bisogno di mandare i suoi bombardieri a far capolino a Cuba. Il segnale politico però resta molto forte.
La scorsa estate a Washington si era ironizzato sulla decisione di Vladimir Putin di far riprendere all’aviazione strategica i pattugliamenti a lungo raggio sul Pacifico, l'Atlantico e l'Artico, ma, per sicurezza, questi voli sono stati intercettati e scortati come avveniva durante la guerra fredda. E gli «incontri» nei cieli sono abbastanza frequenti.
È vero che i bombardieri russi sono estremamente vecchi (i primi Tu-95 entrarono in servizio a metà anni '50) e ce ne sono appena una sessantina operativi. Però se armati con missili da crociera a lungo raggio, con o senza testata nucleare, sono ancora pericolosi. Mosca sta anche cercando di aumentare il numero di bombardieri supersonici Tu-160, una quindicina, completando fusoliere che da anni attendono di essere completate.
Del resto anche gli Usa utilizzano ancora bombardieri B-52 che sono quasi coevi dei Tu-95 e, soprattutto, il sistema di difesa aerea che proteggeva gli spazi aerei statunitensi è solo l'ombra di quello della Guerra Fredda. Casomai oggi l'attenzione è rivolta a scenari terroristici tipo 11 settembre.
Al Pentagono poi probabilmente più che i bombardieri di Medvedev darebbe fastidio avere gli spioni russi a Cuba, alle porte di casa. Però i russi considerano la presenza del super-radar che gli schiereranno nella Repubblica Ceca esattamente allo stesso modo. Per non parlare dei missili intercettori che, se Varsavia non tirerà troppo sul prezzo, andranno in Polonia. La Guerra Fredda è finita, viva la Pace Fredda.