Russia, sono 106 i minatori morti

Kemerovo - Sono almeno 106 le vittime dell'esplosione avvenuta ieri nella miniera di carbone di Novokusnetsk, nella regione siberiana di Kemerovo. Restano quattro i dispersi, ma sono molto scarse le speranze di trovarne ancora qualcuno in vita.

La catastrofe Le cause sono ancora all'esame degli inquirenti inviati subito dalla procura, ma la dinamica è ormai abbastanza chiara: un'esplosione, probabilmente dovuta a una sacca di grisù - micidiale gas composto da metano e aria, responsabile della maggior parte delle tragedie del sottosuolo - che si è verificata a circa 200 metri di profondità, tagliando fuori la maggior parte dei 203 operai che si trovavano in quel momento nel pozzo.

Le vittime Fra i morti c'è anche un cittadino britannico, stando all'agenzia Interfax: era impiegato nella società di auditing Imc, e stava calcolando le riserve dell'impianto. Proprio ieri avrebbe dovuto essere messo in atto un nuovo sistema, mutuato dall'esperienza britannica, per garantire la sicurezza dei minatori. Al momento dell'esplosione si trovavano sotto il suolo quasi tutti i dirigenti del pozzo di Novokuznevsk.

La miniera La miniera della tragedia, Ulianovskaia, era stata inaugurata nell'ottobre del 2002 ed era una delle più moderne del bacino carbonifero di Kemerovo. Il disastro si configura come uno dei più gravi in assoluto nella storia degli incidenti minerari in Russia e nel mondo. Sul posto, per impedire manifestazioni di protesta, le autorità russe hanno schierato anche 30 Omon, gli uomini dei reparti speciali dei servizi di sicurezza federali. Da Mosca hanno già fatto sapere che i parenti delle vittime potranno contare su un indennizzo di un milione di rubli, pari a circa 27.800 euro.