Russia-Spagna, la sfida degli estremi

Stasera la seconda semifinale: i più giovani e più leggeri contro i più bassi. E ai mondiali del 2002 il ct olandese battendo le Furie rosse fece evitare 2 anni di militare ai coreani

Vienna - Il nuovo calcio Paradiso e il vecchio calcio indiavolato stanotte andranno a spettacol mostrare al mitico Prater: non c’è miscela meglio assortita per raccontare tutte le facce del pallone. Il nuovo calcio della Russia, in realtà, è una riedizione dell’arancia meccanica dell’Olanda targata Cruyff o una rivisitazione delle armate del colonnello Lobanovsky, quando conduceva le danze quel piccoletto di Zavarov. Oggi c’è Andrei Arshavin, che forse è più bravo e, guarda caso, sogna di giocare nel Barcellona o in Inghilterra. Il vecchio calcio delle Furie Rosse è fantasioso e spontaneo, dinamico e succhiaruote. C’è di tutto un po’ in questa semifinale: non solo il confronto tra una aristocrazia calcistica un po’ incancrenita e la nouvelle vague che ha scoperto nei tecnici olandesi i maestri di vita. Sulla panca della nazionale c’è Guus Hiddink, il preparatore atletico è olandese. E Dirk Advocaat ha plasmato lo Zenit San Pietroburgo, la squadra che ha vinto tutto (coppa Uefa compresa) e che forma il blocco della nazionale.

Partita tra tradizione e contraddizioni. La Russia, che dovrebbe dare sensazione di poderosa possanza, è la squadra più giovane (media 26,18) ma soprattutto più leggera del torneo (kg. 72,9). La Spagna è la formazione più bassa (m. 1,79, in linea con una certa tradizione dei suoi giocatori). La Spagna ha in David Villa il goleador principe (4 reti), ma la forza sta ancora nella difesa. La Russia conta su quel pennellone di Roman Pavlyuchenko (m. 1,88 e tre reti) ma crede nella vena di Arshavin. «Un vero crack», ha garantito ieri Hiddink. Eppure il ct stava per lasciarlo a casa, scocciato per espulsione e squalifica che il genietto ha rimediato nella partita con Andorra: due giornate scontate contro Spagna e Grecia. La Russia affidata a un giramondo delle panchine: un po’ stregone, un po’ istrione. «Ma io sono realista, non dimentico quanto sia stato difficile essere qui e credo che il calcio russo debba essere orgoglioso. E ciò significa che il calcio è vivo». E fra le difficoltà Hiddink ha messo anche il 4-1 subito dalla Spagna nella prima partita.

Invece le «Furie» sono in mano a un nonno, Luis Aragones. Che quest’anno per la prima volta lascerà la patria per allenare il Fenerbahce. («Uno che resiste in Spagna può allenare dovunque», il commento di Hiddink). Ieri i turchi hanno annunciato l’ingaggio. Come il Chelsea con Scolari: non proprio un’idea fortunata. E Aragones è terribilmente superstizioso: non ha gradito nemmeno la maglia gialla che la Spagna indosserà.

Agli spagnoli sono stati promessi premi di ogni tipo: da tanta birra quanto pesano a soggiorni gratis a Ibiza. I russi badano al so(l)do. Abramovich è sponsor di Hiddink e presidente ombra della federazione. Hiddink di solito si occupa dei giocatori. Durante il mondiale 2002 allenava la Corea e chiese al presidente Kim Dae Jung una concessione straordinaria: evitare ai giocatori il servizio militare di 24 mesi. Ne ricevette risposta negativa. Ci riprovò, proprio pochi minuti prima di giocare contro l’Italia. Il presidente mollò. Guus, negli spogliatoi, radunò i giocatori e disse: «Vincete e sarete esentati dal militare». E la Corea sconfisse gli azzurri. E poi la Spagna.