La Ruta: «Viva grazie al fan che mi ha chiesto una foto»

La presentatrice si trova a Sharm da due settimane

Paolo Giordano

Con la voce tranquilla, ora Maria Teresa Ruta fa il punto della situazione poche ore dopo aver sentito la morte passarle accanto. Da due settimane è a Sharm el-Sheikh con i genitori e i figli, «una vacanza rilassante anche se per tre volte alla settimana mi esibisco qui allo «Smaila’s» nella band di mia figlia». Venerdì sera è stata in prima fila sulla scena del terrore: «Eravamo andati a Naama Bay a festeggiare il brevetto da sub». «Ora - dice - mi ricordo più che altro i volti in lacrime di molti egiziani».
Signora Ruta, l’ha salvata una serie di coincidenze fortunate.
«Il primo scoppio è stato a trecento metri da me, il secondo a meno di duecento. Un taxi ci aveva lasciato davanti a uno degli alberghi che dopo pochi minuti è saltato in aria. E mia figlia Guenda avrebbe voluto fermarsi a fare acquisti all’Hard Rock Cafè: ora se ci passi davanti quel locale è una montagna di macerie».
Perché non siete entrati?
«Poco prima un ragazzo egiziano mi ha riconosciuto perché ha sposato una ragazza di Pordenone e viene spesso in Italia. Così ci ha “trascinate” nel suo locale per scattare alcune foto. Siamo entrati, ci ha offerto del karkadè e poi boomm! La prima esplosione è stata fortissima, ho visto il fuoco in cielo, le fiamme salire così in alto da perdersi nel buio».
È stato un suo fan a salvarla.
«Chissà che cosa avrebbe potuto accadere se non l’avessi incontrato».
Poi?
«Ci hanno detto di scappare. Dal tunnel davanti a noi ho visto un uomo passarmi davanti con una bambina in braccio che sanguinava. Dopo pochi minuti, c’è stato l’altro scoppio, pazzesco».
Il vostro primo pensiero sarà stato quello di nascondervi da qualche parte.
«Invece degli agenti ci hanno fatto segno di toglierci le scarpe, eravamo in mezzo al fumo, a gente che urlava disperata. Ci siamo messe a correre verso la spiaggia. Ci continuavano a urlare: camminate sulla sabbia senza fermarvi vicino alle auto».
Come stanno i suoi figli?
«Guenda è scioccata, lei ha capito subito. Invece Gianamedeo, come me, ha pensato per un istante che fosse esplosa una bombola da immersione o qualcosa del genere, insomma che non fosse una tragedia. Tornando in albergo abbiamo visto gli effetti degli scoppi. Non si può fare delle cose del genere, è ignobile».
Le prime agenzie hanno subito sottolineato la compostezza «inglese» della gente egiziana.
«Ha stupito anche me. Io vengo qui da anni e ormai conosco bene tanta gente. Però ho visto molta calma. Giusto il tempo di capire che cosa stesse accadendo e molti egiziani si sono trasformati in infermieri, medici o poliziotti. Li ho visto prendere le persone per mano, abbracciare i bambini, intervenire con il cuore anche se l’esplosivo ha massacrato più loro di noi turisti».
Niente panico quindi.
«E se proprio devo dirlo, siamo rimasti molto stupiti da un’altra cosa. Eravamo in un posto con molti bei negozi e alcune gioiellerie. Le loro vetrine si sono sbriciolate, ma nessuno ha portato via niente. Qui tutti hanno rispettato il dolore, hanno avuto una reazione davvero commovente».