Rutelli accetta la sfida «per il bene della città»

Francesco Giro, coordinatore regionale di Forza Italia, lo considera già come «l’ultima vittima di questo terremoto elettorale». Francesco Rutelli, aspirante sindaco, potrebbe infatti cadere sotto i colpi di un centrodestra che si è dimostrato anche nella capitale ben supportato dall’elettorato. Le cifre, si sa, si possono leggere in molti modi. E l’ex vicepremier del gabinetto Prodi si consola guardando il bicchiere mezzo pieno. «Già un milione e 300mila romani sanno che saranno governati dal centrosinistra in dieci municipi». Un modo per tirare su il morale e per confondere le idee. La cifra non è dei suoi elettori (che si fermano a 760mila) ma dei residenti delle dieci circoscrizioni dove non si andrà al ballottaggio con i candidati del centrodestra. Il bicchiere mezzo pieno Rutelli non si è limitato a guardarlo ma lo ha anche alzato per un brindisi con i dieci presidenti eletti e con Nicola Zingaretti, responsabile romano del Pd e candidato alla poltrona di presidente della Provincia di Roma. L’ex ministro mostra un ottimismo ancor più risoluto quando parla del probabile confronto con il suo avversario. Alla fine cede e accetta la sfida di Alemanno, senza rinunciare però a una battuta livorosa nei confronti del Cavaliere. «Visto che il mio è un chiaro vantaggio su Alemanno al mio posto Berlusconi avrebbe risposto di no». Salvo poi aggiungere, per evitare di sembrare troppo sicuro di sé, «penso sia comunque utile per i romani fare un confronto sul futuro della città». E mentre si studiano i modi e i tempi del faccia a faccia (Rutelli dice di aver già contattato sia Bruno Vespa che Enrico Mentana), i locali di via Pacinotti si riempiono di esponenti del Pd, in un via vai frenetico dove più che l’ottimismo si respira l’ansia di prestazione. Rutelli arriva nel pomeriggio nella sede del suo comitato elettorale dove incontra tutto l’establishment del Pd locale (da Goffredo Bettini a Michele Meta, dallo stesso Zingaretti a Enrico Gasbarra che per spirito di emulazione sfoggia lo stesso ottimismo del candidato: «Stiamo lavorando e siamo molto tranquilli»). Lo scopo è quello di delineare i contorni della strategia migliore da mettere in campo per i prossimi giorni di campagna elettorale. O forse per chiedersi: «Dov’è che abbiamo sbagliato?».