Rutelli ai Ds: «Unipol operazione spericolata»

Boselli (Sdi): «L’Unione stia ben lontana dagli affari». E Di Pietro: «Difficile risolvere il conflitto d’interessi se si è impegnati a salvare se stessi»

Fabrizio De Feo

da Roma

C’è chi, come Francesco Rutelli, insiste nel chiedere di tracciare confini precisi tra politica e affari, sciogliendo il groviglio che lega l’Unipol e le cooperative rosse ai Ds. E chi, come Piero Fassino, insiste nel negare che la «finanza rossa» sia davvero tale e che il Botteghino abbia svolto un ruolo nel grande risiko bancario di mezza estate, orientando la scalata alla Bnl tentata dalla società di assicurazioni, diretta filiazione della Lega delle cooperative. Risultato del faccia a faccia consumato sulle colonne del Corriere della Sera: lo psicodramma interno al centrosinistra, scattato dopo la diffusione delle intercettazioni del numero uno dell’Unipol Giovanni Consorte, continua. E il confronto tra il «moralismo» della Margherita e il «negazionismo» dei Ds si arricchisce di nuove puntate.
«Non posso nascondere la mia amarezza» dice Piero Fassino. «Io e il mio partito siamo vittime di una campagna inaccettabile. E tutto sulla base di sole intercettazioni telefoniche. Chiedo - continua il segretario dei Ds - che vengano rese pubbliche al più presto, così ogni strumentalizzazione potrà forse finire. In ogni caso qualsiasi colloquio nel momento in cui viene trascritto assume un significato diverso. Il più innocente degli “ho capito” diventa un’allusione a chissà quali piani segreti. Che io abbia parlato con Consorte non dovrebbe far notizia. Lo conosco da 20 anni e in passato con lui e i capi della cooperazione mi sono consultato tante volte. I colloqui con Consorte avevano il solo obiettivo di informarsi sulla vicenda e da parte mia alcun atto è stato messo in essere per interferire con la sua evoluzione. Non chiedo trattamenti di favore per Unipol e le cooperative ma uguaglianza di diritti e di opportunità, voglio un mercato trasparente e regole uguali per tutti, per l’Unipol e per la Confindustria. E naturalmente stessi doveri di correttezza e trasparenza. È questo che chiedo anche al movimento cooperativo».
Sul fronte opposto la risposta di Francesco Rutelli è tutt’altro che accomodante. «Sul caso Fazio i Ds hanno maturato con qualche ritardo una posizione più chiara e libera da condizionamenti, spero che accada lo stesso per la scalata Unipol alla Bnl» auspica il leader della Margherita. «Una cosa è che un politico si preoccupi di fornire indirizzi di politica economica o industriale. Altra cosa è tifare per una cordata o l’altra impegnate in scalate di Borsa. Tra Ds e Coop c’è un rapporto antico ed è evidente che le vicende Unipol fossero monitorate. Il problema è il rapporto di libertà che c’è nel giudicarle. Non ho certo preclusioni a che i Ds sostengano il rafforzamento della cooperazione. Ma se gli utili vengono reinvestiti in operazioni spericolate come Unipol-Bnl è giusto criticarle e io l’ho fatto apertamente e giudico importante che anche i Ds si mettano in grado di poterlo fare».
La lista degli «alleati» che puntano il dito contro l’atteggiamento di «autoindulgenza» dei Democratici di sinistra non si ferma, però, al solo Rutelli. Antonio Di Pietro, ad esempio, si dice «sconcertato per il fatto che i Ds si sentano offesi da lesa maestà. E non me la prendo solo con loro, ma con tutto il centrosinistra - continua il leader dell’Italia dei Valori - perché numerose intercettazioni hanno mostrato interesse verso vicende che dovrebbero essere lasciate nella sfera degli affari e non della politica. Bisognerebbe assumere un impegno formale di non candidare persone condannate con sentenza passata in giudicato. L’Unione si indebolisce nel momento in cui si leggono quelle telefonate. E non si deve ubbidir tacendo: è difficile risolvere il conflitto d’interessi se la classe politica è impegnata a salvare se stessa».
Di «reazione eccessiva e sopra le righe di Fassino e parte dei Ds che gridano al complotto e all’aggressione» parla Pietro Folena, deputato di Rifondazione comunista. E il capogruppo dello Sdi, Ugo Intini, ammonisce: «Il centrosinistra stia ben lontano dagli affari e usi tutta la prudenza necessaria per non essere a sua volta accusato di conflitto di interesse. Noi vogliamo essere osservatori e giudici neutrali, non parti in causa nella confusa partita cui gli italiani assistono con inquietudine in queste settimane».