Rutelli boccia la Regione sui Pacs

Paola Setti

Cinque anni fa i suoi stessi alleati lo chiamavano Cicciobello. L dieta a base di «pane e cicoria» pare aver trasformato Francesco Rutelli in un ben più muscoloso Big Jim, a giudicare dai malerfoni che dispensa ai «compagni» di coalizione e agli amici di partito. Rifondazione comunista che vuol trasformare la Liguria in una Val di Susa contro il terzo valico, per dire: «È un’opera indispensabile che il governo di centrosinistra con le amministrazioni locali realizzeranno». Nonostante Rifondazione? «Assolutamente sì: chi ha dubbi accetterà la volontà degli elettori e degli amministratori».
Ma è soprattutto in casa Margherita che arriva la strigliata del leader. Mentre risponde alle domande dei giornalisti sulla legge dei servizi sociali che estende i diritti della famiglia tradizionale «ad altri vincoli solidaristici», annuiscono tutte le anime in guerra: Rosario Monteleone il segretario ligure ha l’aria di chi dice: «Ve l’avevo detto io». Claudio Gustavino il capogruppo in Regine gongola: «Ha detto qualcosa di cattolico». Massimiliano Costa il vicepresidente della Regione e firmatario della legge si alza per chiarire che «questa legge non è come quella della Puglia». La verità è che Rutelli ha già chiarito ai suoi che quel dannato emendamento che ha creato ambiguità e spaccature va modificato, e chisseneimporta dell’esigenza, segnalata da Costa, di mediare con le anime più scalpitanti della sinistra, dai Ds a Rifondazione. «Il comma 5 verrà modificato» giurano le lingue lunghe.
Il leader del resto non fa misteri: vanno garantiti i diritti di tutti, ma le unioni di fatto non possono fare concorrenza con i matrimoni: «Vogliamo che persone che convivono, e vale per omosessuali, eterosessuali che non si sposano e forme di convivenza nuove come quelle tra anziani, possano stipulare intese ed è giusto che lo Stato regoli queste diversità intervenendo sul codice civile. Dobbiamo prendere atto che oggi non esiste più solo la famiglia come quella dei telefilm di Doris Day, con i bimbi biondi eccetera». Epperò: «La famiglia resta una sola, quella indicata dall’articolo 29 della Costituzione, quella tra un uomo e una donna, dedicata a far nascere figli. Le altre unioni non saranno mai matrimoni di serie B». Dopo l’immancabile pugno al governo di centrodestra, «il più sgangherato nella storia della Repubblica», Big Jim Rutelli si dedica al futuro, quello del post 9 aprile. Manda a dire all’Udc di Casini «quello con la maiuscola», che «ha fallito nel suo tentativo di distinguersi da Berlusconi» e che dovrebbe fare un pensierino a rivolgere lo sguardo verso il centro del centrosinistra. Quanto al grande centro, dice Rutelli che «no», non s’ha da fare, ma certo «se ci saranno forze moderate del centrodestra che vorranno convergere con una futura maggioranza di centrosinistra, chi vivrà vedrà».
Nel frattempo, ieri Rutelli ha visto Giovanni Battista Pittaluga di Gente della Liguria. Il primo ad accoglierlo con calore era stato Monteleone (A proposito, dice Rutelli che «Monteleone avrà un posto di governo, quale non lo dico nemmeno sotto tortura»): «Benvenuto all’amico Pittaluga». Applausone. Poi, Pittaluga e Rutelli si son chiusi in una stanza. Che accade? «Abbiamo ottime prospettive» fa il reticente Rutelli. «Ci sono programmi futuri da condividere» spiffera qualcun altro. Un fatto è che Gente della Liguria dirà ai propri elettori di votare Udeur alla Camera e Margherita al Senato. Soprattutto però, c’è da costruire il partito democratico. E lì ci sarà posto per tutti.