Rutelli chiude la guerra con Roma

Pedro Armocida

da Venezia

«Ne riparliamo dopo la Mostra del Cinema». La consegna sembra essere stata sapientemente concordata e riecheggia nelle parole dei massimi rappresentanti della Biennale, il presidente Davide Croff e il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli. La Mostra è dunque iniziata e si tenta di mettere da parte le recenti polemiche con la festa del cinema di Roma nate da alcune dichiarazioni del direttore Marco Müller che ora vuole parlare solo di film e delle loro positive «scosse elettriche». Lo stesso ministro approdato ieri al Lido, incontrando nel pomeriggio i giornalisti, ha voluto subito mettere le mani avanti dicendo: «Deluderò chi volesse riaprire la querelle, tutto è stato detto ed è giunto il momento di far cogliere alla Mostra di Venezia, che è “il” punto di riferimento del cinema in Italia, i suoi frutti». E se Croff poche ore prima aveva annunciato che la questione dell’ormai indispensabile costruzione della nuova cittadella del cinema «è stata impostata in modo corretto e avrà esito positivo», il ministro ha ribadito che anche per il governo si tratta di una priorità, tanto che proprio oggi presiederà una riunione con il sindaco Cacciari, la provincia, la regione e gli industriali veneti «per un confronto risolutivo sul nuovo palazzo del cinema».
Difficile dire se il governo riuscirà nell’impresa di trovare qualcosa come cento milioni di euro per finanziare il progetto, rimane il fatto che, afferma Rutelli, «il Lido ha una storia così particolare alle spalle e merita una nuova struttura che copra quelle attualmente insufficienti e sia anche un segno architettonico». Insomma chissà se dalla lotta con il festival di Roma, Venezia non ci guadagni in nuove infrastrutture fino ad oggi rimaste solo un miraggio. Sarebbe un bel colpo per Rutelli che potrebbe così aspirare a raggiungere la popolarità veltroniana nel mondo del cinema. Intanto l’interventismo del ministro, se pur tardivo, sulla lite Venezia-Roma ha avuto l’effetto di distendere per qualche ora gli animi. La sua proposta di far cambiare le date alla festa della Capitale, attualmente dal 13 al 21 ottobre, ha tranquillizzato i vertici della Biennale («Non ci sentivamo minacciati - spiega Croff - ma se c’è un loro spostamento è un elemento che aiuterà tutti»), anche se resta difficile capire come ci si potrà muovere visto che a novembre c’è il festival di Torino, e poi quelli di Berlino e Cannes. Ma anche su questo il ministro non vuole svelare le sue carte: «Ho parlato con Veltroni e Cacciari. Il tema è stato correttamente posto e vedo una grande volontà di collaborazione. Ma - ha chiosato - ne riparliamo dopo la Mostra».