Rutelli contro Apocalypto: «I minori restino fuori»

Il responsabile della Cultura corteggia i cattolici e si schiera contro la commissione nominata dal centrodestra. Infuria la polemica: anche gli esercenti sconsiglieranno la visione agli adolescenti non accompagnati

Roma - Di questo passo, ci sarà un’alzata di scudi contro la Befana. Che, come ognun sa, «vien di notte/con le calze tutte rotte», a cavallo d’una scopa (che sconcezza!) e, somigliando più a una strega piena di ponfi pelosi, che a una Biancaneve soave, potrebbe terrorizzare i minori, col suo aspetto da vecchiaccia sdentata. In effetti, tutto il can-can sollevato intorno all’uscita di Apocalypto (in greco significa: apocalisse), il nuovo, poderoso film sulla civiltà Maya del premio Oscar Mel Gibson, da oggi nelle sale italiane, dovrebbe far sorridere, simile com’è a una cantonata neocon del ministro per i Beni e le Attività culturali, Francesco Rutelli. Il quale ieri, spinto da furor censorio, ha sollecitato Stefano Dammicco, titolare della sezione italiana della Eagle Picture, la Casa distributrice dell’interessante, ancorché necessariamente cruenta, pellicola sui Maya, a inviare una lettera agli esercenti. Per raccomandare «caldamente» una «particolare sensibilità all’ingresso in sala dei minori», consigliando «la presenza di un genitore o comunque di un maggiorenne, qualora il minore insistesse per l’ingresso in sala.
Più realista del re, Paolo Protti, il presidente dell’Associazione nazionale esercenti cinematografici (l’Anec), ieri pomeriggio deliberava (dopo aver sentito Rutelli, va da sé) di far affiggere, nelle sale dove si proietta la pellicola oggetto di abominio governativo, manifesti nei quali s’illustrino gli sconsigli per la visione. In sostanza, il pubblico avvisato, nero su bianco, di quanto facciano schifo i rospi infilzati, in piena foresta, per estrarne venefico siero e quanto vitandi siano i sacerdoti Maya, pronti all’espianto di cuori pulsanti e di come si debba aver orrore di qualsiasi cosa emani Popol Vuh, i testi sacri agli adoratori del Sole, sarà perciò stesso mezzo salvato dall’apocalittica visione.
Il film, è vero, contiene scene molto forti, soprattutto visivamente, esperto com’è Gibson a creare movimenti di macchina adrenalinici e, visto che è dei Maya crudeli che si tratta, non di signorine intente a bere tè, alcuni potrebbero restare colpiti da tanta brutale spettacolarità, soprattutto laddove si mostrano sacrifici umani. Ma le pie donne Claudia Caneva, docente di Antropologia filosofica alla Pontificia università lateranense, a Roma, e Marida Monaco, del Coordinamento genitori democratici, entrambe membri della commissione censura, ignorando le finalità artistiche di Mel, hanno alzato così alti lai, giungendo a minacciare (o promettere?) le loro dimissioni, da muovere a sdegno Gaetano Blandini, direttore generale per il cinema al Ministero per i Beni Culturali. «Queste commissioni non tutelano i diritti dei minori: chiedevamo il divieto ai 14 anni, ma i due esperti di cultura cinematografica e i due rappresentanti di categoria hanno votato contro», dichiarano le signore, furenti per l’assenza dello psicologo in commissione, all’atto di visionare il film, il 19 dicembre. (Per la cronaca, lo strizzacervelli da grande schermo si è dimesso, appena avuto l’incarico). E, ancora una volta: è vero che l’Italia è l’unico paese, in cui Apocalypto non ha alcun divieto, ma come si fa a procedere per parallelismi convergenti, senza far sapere alla mano destra, che fa cenno di no, vade retro bimbetto, di come invece la sinistra stia invitando lo spettatore a vedersi le brute prodezze di Zampa di Giaguaro? Il solito pasticcio nostrano, si sarebbe indotti a pensare, farcito di moralismo ipocrita, lo stesso che ha portato gli americani a togliere di mezzo il lupo cattivo dalle fiabe, per non spaventare i piccini contemporanei.
Il fatto è che, spesso, certe prese di posizione, determinati impennamenti sono del tutto strumentali. Servono, cioè, a ottenere qualcosa. E ci sia consentito ipotizzarlo, nel caso di questo pannolone messo, tra urla e strepiti dell’ultimo momento, al cagnaccio truculento e vitale, idealmente sguinzagliato da Gibson tra le gambe delle numerose verginelle di sinistra. Le quali appartengono a corpi di questo governo e legiferano, censurano e visionano, sempre in nome e per conto dello Stato: dunque, come si arroga, Francesco Rutelli, il diritto di andare contro lo Stato? I minori vanno tutelati più degli interessi economici delle lobby cinematografiche (se Apocalypto fosse stato vietato ai minori di 14 anni, non avrebbe ottenuto il prime time nei passaggi televisivi), ma forse la commissione censura vigente, nominata dall’ex-ministro forzista Giuliano Urbani, appare portatrice d’un vizio originario, agli occhi dell’ex-sindaco di Roma. «Quello che posso fare è avanzare una proposta, per studiare una nuova composizione della commissione (che scadrà a maggio)», ha detto. Povero Gibson, è finito in bocca al Minculpop.