Rutelli corre in Procura a spiegare perché gli inquisiti parlavano di lui

RomaPiange il telefono e piange pure Francesco Rutelli. Solo che lui, bilioso com’è, appena è inciampato nei margini dell’inchiesta che ha per perno Alfredo Romeo, re degli enti pubblici appena arrestato a Napoli, s’è messo a scalciare a destra e manca. Anzi, solo a destra.
È successo che le agenzie di stampa e quasi tutti i quotidiani abbiano riportato ampi stralci delle 586 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare della procura partenopea nella quale compariva pure il nome di Rutelli. Il quale, come correttamente tutti gli organi di stampa hanno scritto, non è indagato. Be’, Rutelli, che si vantava di aver mangiato tanta cicoria per arrivare fin dove è arrivato, nelle ultime ore deve aver mangiato catene. E preventivamente, già mercoledì, aveva tuonato: «Chiunque associ il mio nome e la mia onestà a comportamenti scorretti ne risponderà in ogni sede penale e civile». Detto fatto, con un piccolo particolare. Tutti i giornali hanno riportato le intercettazioni telefoniche tra l’imprenditore napoletano adesso in cella e l’assessore suicida Giorgio Nugnes nelle quali veniva fatto il suo nome e Rutelli se l’è presa solo con il Giornale: «Querela». Forse Rutelli, oggi presidente del Copasir (Comitato di controllo dei servizi segreti), voleva tenere segreto quello che segreto non poteva più essere. Una querela pretestuosa visto che il Giornale s’è limitato a pubblicare, come tutti gli altri quotidiani, i verbali senza aggiungere una sola riga di commento sull’ex sindaco di Roma.
Il quale mercoledì notte, appena apprese le notizie che lo riguardavano, s’è attaccato al telefono per chiamare i magistrati partenopei ed è saltato in macchina per raggiungere la Procura di Napoli per «essere ascoltato immediatamente a tutela della mia onestà e onorabilità». Ha parlato per ore e, dice, «chiarito punto per punto che tutte le parole pronunciate nelle telefonate intercettate sul mio conto sono totalmente prive di fondamento».
Ricapitolando la vicenda: Alfredo Romeo, imprenditore già finito nel tritacarne di Tangentopoli per aver pagato tangenti a destra e a manca ai partiti della prima Repubblica, in questi anni è tornato sulla cresta dell’onda. Creato un impero, ha fatto soldi a palate lavorando con tutti gli enti pubblici, vincendo appalti su appalti. Gestisce alloggi pubblici ma non solo. Si occupa di manutenzione delle strade e ha persino aperto un albergo di lusso all’ombra del Vesuvio. Lavora per l’Inps, l’Inpdai, la Consip, gli Iacp ma anche con una valanga di Comuni: Firenze, Milano, Venezia, Pozzuoli, Roma, Napoli. Amici politici ne ha a bizzeffe e di tutti i colori. Parla con i parlamentari Lusetti (Pd) e Bocchino (Pdl). E chiaramente con gli assessori. Tra cui quel Giorgio Nugnes, impiccatosi a fine novembre a un’inferriata di casa.
Romeo, secondo i magistrati, si sarebbe adoperato per far crescere politicamente l’amico assessore. E in una chiacchierata ha rassicurato Nugnes sulla sua sponsorizzazione: «Ti ho fatto una buona piazza». E l’altro: «Hai parlato con Francesco? (Rutelli)». E Romeo: «Sì, gli ho detto le cose mie napoletane...». Rutelli entra indirettamente in tante telefonate tra i due. Nugnes a Romeo: «Mi ha chiamato Lusetti per vederci con Rutelli circa il congresso...». E ancora: Romeo dice che «ho visto ieri Francesco (Rutelli), ho ricordato... e mi ha fatto la battuta, il tuo protetto, non ti preoccupare... Non sono entrato nel merito, ho fatto solo una battuta. Poi ho parlato con Renzo (Lusetti) che è sempre più sbandatone».
Ma un altro sassolino nella scarpa di Rutelli lo mette il Campidoglio che ha deciso di vederci chiaro su un mega appalto vinto proprio nella Capitale dalla Romeo. La società, infatti, nel 1997, quando era sindaco Rutelli, s’è aggiudicata l’appalto per la gestione del patrimonio immobiliare del Comune. Si parla di circa 30mila alloggi che comprendono anche case popolari. L’assessore al patrimonio di Roma, Alfredo Antoniozzi, ha già fatto sapere di aver chiesto «un rapporto al direttore del III Dipartimento su come sta operando la società di Romeo». L’ex assessore del patrimonio della giunta Rutelli, Angelo Canale, s’è subito difeso: «Sì, ricordo. Ci fu una gara europea e la vinse la Romeo perché l’offerta era la più bassa». Ma allora anche il Prc espresse più d’una perplessità. «Costava troppo», ricordano adesso. E Teodoro Buontempo torna oggi alla carica: «Alla luce dell’inchiesta di Napoli Rutelli e la giunta comunale di sinistra di allora non possono rimanere silenti».