Rutelli e Bersani alla guerra del gas

I Ds difendono gli equilibri legati alle municipalizzate, feudo del Botteghino. Ecco perché anche il ddl Lanzillotta è fermo in Senato

da Roma

La guerra del gas tra Francesco e Pierluigi. Chi li conosce bene dice che la loro distanza in materia energetica è «lombrosiana». «In quanto - spiega un amico comune - Rutelli è convinto che sia molto popolare, dai rapidi risultati elettorali, attaccare le grandi aziende pubbliche. Bersani, al contrario, ha un profondo rispetto per questi gruppi, soprattutto per l’Eni».
Da qui, la diversità d’opinione (e di politica) sul futuro di Snam Rete Gas e di Terna: le due società (quotate) che controllano le reti di trasporto di gas e di elettricità. Il vicepremier le vuole fondere, togliendo così all’Eni la rete di trasporto del gas. Bersani è contrario. Fino al punto da convincere il Consiglio dei ministri di giovedì a stralciare dal decreto sulle liberalizzazioni le norme che avrebbero potuto - definendo date precise - dare il via all’operazione.
La posizione di Bersani, però, è più articolata. Da una parte vuol prendere tempo, agganciando ogni scelta agli orientamenti europei (e di fusioni di questo tipo in Europa c’è solo la Centrica inglese); dall’altra, ha una preoccupazione politica: sa benissimo che se un Ds parla di energia, subito il pensiero vola alle municipalizzate, feudo del Botteghino. Quindi, la strategia dei Ds è conservare la situazione attuale, altrimenti il rischio è di mettere in discussione gli equilibri delle municipalizzate. Ecco spiegato perché il ddl di Linda Lanzillotta (Margherita) sulla privatizzazione delle aziende municipalizzate giace dimenticato in commissione al Senato. Da qui, la reazione di Rutelli.
«Il problema - spiega un economista del settore - è che le liberalizzazioni che ha in mente il vice premier sono quelle da libro di testo. Non ha senso liberalizzare il trasporto del gas sul territorio italiano, quando i veri monopoli sono fuori dal confine. Il rischio è che con il progetto di Rutelli, in Italia piomberebbero colossi internazionali del gas, algerini e russi in testa». Insomma si ripeterebbe lo schema della prima apertura del mercato dell’energia senza reciprocità. E l’energia diventa sempre terreno di confronto internazionale. Da qui, l’atteggiamento di D’Alema che non sottovaluta l’Eni come strumento di politica estera. Al punto che a difendere il ruolo del cane a sei zampe scende in campo anche Ferrero. E lo stesso Franco Giordano (Rifondazione) ritiene che «è importante tenere unite Snam ed Eni».
«Anni fa, girava il motto “fantasia al Potere”. L’atteggiamento di Rutelli mi sembra più quello di “improvvisazione al Potere”: velleitarismo, contro il pragmatismo di Bersani», commenta Alberto Clò, un esperto del settore. E ricorda: «Guardiamo il caso inglese. Lì la Borsa del gas funziona davvero. S’è sempre detto, e lo dicono anche i fautori della fusione fra Snam rete Gas e Terna, che la Borsa del gas favorisce una riduzione dei prezzi. In Gran Bretagna i prezzi del gas sono i più alti d’Europa».
Per superare questa guerra del gas, il Consiglio dei ministri ha deciso di cancellare la norma di Rutelli dal decreto sulle liberalizzazioni. E ha assegnato (verbalmente) 15 giorni di tempo a Padoa-Schioppa per definire uno schema di fusione. Cioè, lo dovrà predisporre l’azionista di maggioranza della Cassa depositi e prestiti, dell’Eni, dell’Enel e di Terna. L’iniziativa è stata accolta con favore da Rutelli. Anche troppo, visto che i titoli hanno registrato movimenti in Borsa. Creando così «un grattacapo per la Consob», che non ha mai visto con piacere - nemmeno nella precedente legislatura - esternazioni di politici su aziende quotate.
Il ministero dell’Economia studia da cinque anni un’eventuale fusione fra le reti. E una gestazione così lunga è indice delle difficoltà che esistono. Così, si sta facendo largo uno studio (pare commissionato a Mediobanca) che prevede la creazione di una holding nella quale far confluire sia Snam Rete Gas sia Terna. In questo modo verrebbe superato il problema posto dal Consiglio di Stato che ha stabilito come la Cdp non possa controllare reti e aziende energetiche. E mettere, tecnicamente, fine alla guerra del gas. Che tutto è tranne un problema tecnico, bensì lombrosiano fra Rutelli e Bersani. E non solo fra loro: gli attori della partita, infatti, sono tanti e non solo in Parlamento e in Italia.