Rutelli e il Cardinale, la «coppia di fatto» che spaventa Prodi

Il Professore accoglie le parole di Ruini con «assoluto rispetto». Turci (Ds): Cei arrogante. E la Margherita si divide sui «ccs»

Laura Cesaretti

da Roma

Anticipato dal rapido posizionamento di Francesco Rutelli, che si è smarcato dalla linea Prodi sintonizzandosi sulle frequenze Cei, piomba sui Pacs l’anatema del capo della gerarchia cattolica Ruini. Anatema atteso, che manda all’inferno il «piccolo matrimonio» che «oscurerebbe» la sana e solida famiglia italiana, abbandona nel limbo dei senza-diritti quegli «anarchici» degli omosessuali e lascia casisticamente aperto uno spiraglietto a eventuali «esigenze specifiche e realmente fondate» delle coppie non sposate. A patto però che non si passi per una legge.
Il succo è in buona sostanza quello anticipato da Rutelli (non leggi ma contratti privatistici), il quale non a caso - secondo autorevoli fonti vaticane - avrebbe avuto in queste settimane più di un «riservatissimo incontro», tête-á-tête con Ruini. D’altronde, sostengono le stesse fonti, il cardinale accredita proprio il leader della Margherita come uno dei suoi principali interlocutori nella politica italiana. Il che crea inevitabilmente problemi ad altri dirigenti politici che puntano sulla fetta di elettorato cattolico, Udc in prima fila. Ma soprattutto ne crea a Romano Prodi, alle prese col complicatissimo puzzle di tenere unita una coalizione che alla prima scelta «eticamente sensibile» si divide clamorosamente, e di non farsi schiacciare a sinistra dal protagonismo rutelliano, perdendo legami e interlocutori in quella ramificata rete di lobby cattoliche che nella politica italiana continua a far sentire il suo peso, e anzi vuol farlo crescere. Così ieri il Professore ha reso omaggio all’ex amico Ruini (che benedisse decenni orsono il suo matrimonio con Flavia Franzoni, ma che poi gli dichiarò guerra quando nel 1996 scelse di farsi candidare a premier dagli ex comunisti), assicurando «assoluto rispetto» per le sue parole, senza però volerle commentare. E ha aggiunto un ramoscello d’ulivo: «Voglio però unirmi a lui nelle critiche che ha fatto sulla poca valorizzazione e sul poco sostegno della famiglia che è stato fatto fino a questo momento. La famiglia si sostiene con la legislazione, con una politica generale, con gli aiuti». L’ala laica dell’Unione intanto protesta contro l’interventismo vaticano. Il senatore ds Lanfranco Turci è preoccupato «dall’arroganza con cui la Cei pretende di dettare al legislatore e alle istituzioni il comportamento da seguire». Più cauta la reazione ufficiale della segreteria ds, affidata a Barbara Pollastrini, che esprime «rammarico» per le parole «ultimative e ostili» del cardinale, e assicura che il Pacs non mette in discussione famiglie e matrimoni. Mentre Antonio Di Pietro ricorda a Ruini «con tutto il rispetto» che l’Italia è «uno Stato laico e sovrano».
Certo è che l’altolà ruiniano rende ancor più complicata la partita che si è aperta dentro l’Unione sulla questione Pacs e coppie gay dopo la sortita rutelliana. Che anche nella Margherita sta creando contraccolpi: oggi la questione sarà al centro della discussione dell’esecutivo, e non solo i prodiani ma anche alcuni esponenti rutelliani di punta prendono le distanze dalla linea del presidente. «Un’opinione legittima ma personale, che non impegna il partito», ha messo in chiaro a nome dei fan del Professore Pierluigi Mantini: «Ovviamente tutto è discutibile ma occorre farlo nelle sedi proprie e secondo regole democratiche». La Margherita dovrà dunque pronunciarsi «già nella prossima direzione, e vedo che molti suoi la pensano come me», aggiunge Giulio Santagata, schierato sulla linea Prodi. Ma anche il braccio destro (sinistro, preferisce lui) di Rutelli, Paolo Gentiloni, prende le distanze con un intervento su Europa e rivendica la firma messa in calce alla proposta di legge sui Pacs. «Spero che la proposta Rutelli risulti minoritaria nel partito», aggiunge Roberto Giachetti, da sempre a fianco del leader della Margherita. Il ds Chiti intanto avverte Rutelli: «Tutti questi movimenti sono possibili fino al 20 gennaio». Poi,una volta approvato il programma, anche lui si dovrà adeguare. Perché «se ognuno gioca per conto suo, si perde sei a zero».