Rutelli elogia Berlusconi e si becca i fischi del Pdci

Il leader della Margherita torna a lodare la politica del governo e promuove la strategia su Israele. Venier: «Macchè, tutto da rifare»

da Roma

«Una delle poche cose positive che ha fatto il governo Berlusconi è stata quella di migliorare i rapporti con Israele e noi continueremo sulla linea di un rapporto molto positivo». A sostenerlo è stato il leader della Margherita Francesco Rutelli, in visita in Israele. Un modo per rassicurare il governo di Gerusalemme che, nel caso di un governo guidato dal centrosinistra, l’Italia ha intenzione di «mantenere la politica di questi anni, per due popoli e due Stati». «Un governo di centrosinistra - ha aggiunto - confermerebbe quel miglioramento con Israele che certamente c’è stato negli ultimi anni». Ma anche un nuovo parziale riconoscimento di ciò che ha fatto il governo di Silvio Berlusconi. E le reazioni non si sono fatte attendere. «Al contrario di Rutelli i Comunisti italiani ritengono che il governo dell’Unione dovrà cambiare nel profondo la politica estera italiana», ha detto Iacopo Venier, responsabile esteri del Pdci.
Non è la prima volta che il leader della Margherita cerca di far passare nell’Unione il metodo del giudizio nel merito. Con scarso successo. Anche quando, tempo fa, in tono di scherzo, lodò la «patente a punti, la limitazione del fumo nei locali pubblici». Andò peggio quando spiegò che un eventuale governo della sinistra non avrebbe cancellato tutte le riforme del centrodestra. Tempi duri per l’ex candidato premier della sinistra anche quando cercò di rispondere alle leggi del centrodestra con controproposte. Come quando presentò una sua riforma delle pensioni. Allora a scagliarsi contro Rutelli fu Guglielmo Epifani, segretario della Cgil: «Mette in difficoltà il sindacato col rischio che alla fine si aiuti qualcun altro».
Critiche anche quando, tra i primi, disse che la sinistra non avrebbe abolito la Legge Biangi e quando sostenne che la riforma della scuola varata dal ministro Letizia Moratti andava sperimentata e poi, semmai, cambiata. Tutte «aperture» che nella maggior parte dei sistemi politici occidentali non avrebbero fatto nemmeno notizia, ma che gli procurano forti critiche da parte degli alleati. Come quella del leader verde Alfonso Pecoraro Scanio, che parlò di una politica «suicida».