Rutelli equilibrista tra la legalità e le «okkupazioni»

(...) ora tenta di trovare un impossibile punto di sintesi tra posizioni non compatibili. Nel dettaglio, Rutelli nel suo programma prevede una «incisiva e organizzata lotta alle occupazioni abusive», il suo alleato Alzetta una «moratoria immediata degli sfratti e degli sgomberi». Così l’ex leader della Margherita, messo tra due fuochi, sceglie di defilarsi. E affida la sua «presa di posizione» a uno stringatissimo comunicato, duro nell’apparenza e cerchiobottista nella sostanza. Poche righe per ribadire che serve «fermezza» contro le azioni che violano la legalità e per bollare come «inammissibile» l’okkupazione di case private, nemmeno una parola sul caso specifico, e soprattutto nemmeno l’ombra dell’affermazione di una posizione univoca nella sua coalizione.
Ovviamente, a una settimana dal voto il silenzio (che ieri è stato blindato) per Rutelli è preferibile a una presa di distanza da quegli ambienti radicali che potrebbero compromettere la performance elettorale di Cicciobello voltandogli le spalle all’urna, e optando per il voto disgiunto. Una strada quasi obbligata dalla delicatezza del tema, che vede davvero approcci al problema-casa distanti anni luce sotto lo stesso cartello elettorale. Lo dimostrano, tra l’altro, anche i tentativi della Sinistra arcobaleno di contenere l’imbarazzo dell’ex vicepremier, a dir poco contraddittori. Se infatti il segretario romano del Prc, Massimiliano Smeriglio, ha teso una mano a Rutelli bollando l’okkupazione della Bufalotta come «grave errore» e definendolo una «lotta tra poveri», altri esponenti dell’ala radicale dell’armata rutelliana, come Fabio Nobile e Peppe Mariani, hanno preferito esprimere meno diplomaticamente la loro «massima solidarietà» agli occupanti.
Più duri ed espliciti, ovviamente, i toni degli avversari di Rutelli. Gianni Alemanno, dopo aver chiesto (invano) all’esponente del Pd di prendere le distanze dai candidati di Action presenti nelle sue liste, ha ricordato quanto il fenomeno delle prese di possesso illecite di alloggi e stabili a Roma sia un peso considerevole non solo per chi opera nell’edilizia, equiparando le «okkupazioni» capitoline alla criminalità nel sud come ostacolo alle attività imprenditoriali. «Se non c’è una forza netta che chiude definitivamente questa situazione - ha spiegato il candidato sindaco del Pdl parlando con i costruttori romani nella sede dell’Acer - temo che qualsiasi ragionalmento che possiamo fare qui sull’urbanistica rischia di essere privo di fondamenta».
Ragionamento rilanciato proprio dal presidente dell’associazione costruttori edili della capitale, Giancarlo Cremonesi. «È di una gravità estrema - ha spiegato - vedere ancora una volta che i principi di legalità vengono calpestati. Il fatto che case già vendute vengano occupate in modo violento e senza diritto mi preoccupa molto. Immagino gli imprenditori stranieri che ci penseranno bene prima di investire un solo euro».
Se i «palazzinari» non nascondono il proprio sconcerto, l’opposizione attacca, il prefetto Carlo Mosca condanna e Rutelli nicchia, il movimento di lotta per la casa non lascia, ma rilancia. Altro che capitolo chiuso: le azioni come quella di domenica, promettono gli «okkupanti», proseguiranno a tamburo battente. Il messaggio arriva da uno dei portavoce del Blocco precario metropolitano, e storico esponente dei movimenti sull’emergenza abitativa nella capitale, Paolo Di Vetta. «Seguiranno altri picchetti di questo tipo - annuncia - e i costruttori dovranno mettere telecamere e polizia a ogni nuova costruzione perché noi ce le andremo a prendere: l’obiettivo è che il governo destini il 15 per cento delle nuove case all’emergenza abitativa». Almeno lui parla chiaro.