Rutelli insiste: no alla fusione

da Roma

Il partito ostile alla fusione tra Autostrade e Abertis sta assumendo un connotato sempre più trasversale ai singoli schieramenti politici oltre ad arruolare tra le sue file i leader delle organizzazioni sindacali, preoccupati di possibili ricadute negative sul versante occupazionale.
Il leader di questa formazione è il presidente della Margherita, Francesco Rutelli, che ieri con una lettera al Corriere è tornato sulla questione precisando i motivi della sua contrarietà e respingendo le critiche di antieuropeismo. «Il titolare di una concessione pubblica - ha scritto Rutelli - ha deciso di agire nella sostanziale assenza del concedente; oggi c’è un governo di ordinaria amministrazione e ne entrerà in funzione uno nuovo, con pieni poteri, fra qualche giorno». Oltre alla mancanza di un vero e proprio placet politico, il leader dei Dl ha stigmatizzato tanto le modalità della privatizzazione di Autostrade, decise dal governo Prodi nel 1997 e attuate «senza stimolare condizioni adeguate per l’efficienza e la competitività», quanto «il cronico ritardo con il quale vengono onorati gli investimenti dovuti ai sensi della convenzione con lo Stato», oggi vicino ai 10 miliardi di euro. La prevalenza spagnola nell’assetto societario della futura Abertis, ha concluso Rutelli, è un altro fattore poco «rassicurante».
Anche il ministro dell’Agricoltura, Gianni Alemanno (An), ha criticato le modalità dell’operazione in quanto «un concessionario sostanzialmente monopolista non dovrebbe fare scelte strategiche così importanti in un momento di transizione politica». Secondo Alemanno, «la prima cosa che dovrà fare il futuro ministro delle Infrastrutture è chiamare gli azionisti italiani e chiedere loro che intenzioni hanno» perché sarebbe grave «perdere la presenza in un settore dove l’Italia dal dopoguerra è stata protagonista». Il senatore di Forza Italia, Luigi Grillo, sugli scudi per la difesa dell’italianità delle banche ai tempi delle Opa di Abn e di Bbva, ha rimproverato Rutelli per la sua incoerenza in quanto precedentemente critico nei confronti di coloro che si esprimevano in favore della conservazione di Antonveneta e Bnl in mani italiane. Tuttavia, ha ricordato Grillo aprendo un nuovo fronte, «è l’Anas che deve autorizzare operazioni di fusione come quella tra Autostrade e Abertis».
Cgil, Cisl e Uil hanno espresso riserve. Il segretario uscente della Cisl, Savino Pezzotta, ha sottolineato che «bisogna capire il piano industriale e le ricadute sulle tariffe» pur ammettendo che in un contesto europeo le fusioni transfrontaliere «non possiamo evitarle». Per il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, «c’è qualcosa che non convince troppo: i grandi investimenti proposti saranno fatti? E poi perché questo baricentro così spostato in Spagna?». Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, ha sollecitato «risposte rapide ed esaurienti».