Rutelli: «La lista del Professore non c’entra nulla con l’Ulivo»

Laura Cesaretti

da Roma

Aspetta fin dopo le otto di sera, Francesco Rutelli, e poi convoca i giornalisti e replica a muso duro alla sfida del Professore: «Stento a credere che Prodi pensi a iniziative elettorali personali che escludano la Margherita: dare un contributo per l’unità è un conto, darlo alla frammentazione è un altro», esordisce. E poi l’altolà: «Una lista di Prodi con alcuni partiti, ad esempio i Ds, non avrebbe nulla a che fare con l'Ulivo, è chiaro?».
Il leader della Margherita ha un’arma in mano, e lo ha spiegato chiaro a Fassino e Boselli quando, dopo la fine del vertice di ieri, Prodi ha tirato fuori l’ipotesi della lista «con chi ci sta». «Per presentare il simbolo dell’Ulivo è necessaria per legge anche la mia firma», e quella firma lui non la concederà «mai», punto e basta. «Dovrete chiamarla Lista Prodi», ha suggerito soave al segretario della Quercia. La sua convinzione è che i Ds non possano andare fino in fondo, mettendo in piedi un listone con Sdi, Verdi, scissionisti Dl, Di Pietro e Sbarbati e senza il simbolo ulivista. «Non possono consegnarsi mani e piedi a Prodi, sciogliendo il partito dentro il suo contenitore personale». E infatti dalla sede Dl si ascoltano con attenzione gli scricchiolii che arrivano dall’interno del principale alleato, dove non solo il Correntone ma anche pezzi della maggioranza fassinian-dalemiana sono entrati in fibrillazione. Certo Fassino ieri ha dovuto «cedere alle pressioni di Prodi, spaventato dalla sua minaccia di andarsene e dal terrore di veder rispuntare la candidatura di Veltroni», spiegano. Ma non potrà andare fino in fondo: «Quello dei ds mi pare più che altro un bluff per cercare di spaventarci e di farci fare dietro-front», dice il rutelliano Lusetti. Che fa i conti del prezzo che la Quercia dovrebbe pagare: «Se noi restiamo fuori, toccherà a loro dare a Prodi i 30 seggi sicuri che chiede. E poi ci saranno quelli da assicurare a Sdi, Verdi, Di Pietro e repubblicani. Se poi vogliono provare a soffiarci l’Udeur, Mastella aprirà l’asta facendo lievitare il suo prezzo...». Un dissanguamento, che regalerebbe alla Margherita la prateria centrista e a Rifondazione quella della sinistra. «Non se lo possono permettere, gli si spacca il partito». Senza contare, aggiunge il mariniano Fioroni, che dentro una lista formata dalla Quercia più cespugli, Prodi stesso finirebbe ostaggio del principale partito della sinistra: «Nel ’96 noi facemmo la lista dei Popolari per Prodi, non so se dieci anni dopo il Professore voglia proprio finire dentro la lista dei “Ds per Prodi”». E infatti Rutelli sorride sornione quando gli si chiede se Prodi finirà candidato della Quercia: «Spero di no». Poi sospira: «Aspettiamo di capire, abbiamo letto tre o quattro diverse interpretazioni di ciò che vuole Prodi. La situazione mi pare in evoluzione...». E per attendere gli sviluppi, il leader dl ha annullato tutti gli impegni elettorali di oggi in Sicilia.
Nel vertice lo scontro è stato durissimo: «Non accettiamo ricatti, le affermazioni di Romano sono una mancanza di rispetto verso le nostre scelte», ha esordito Rutelli dopo la relazione del Professore. «È una presa in giro: dalla lista unitaria si è passati alla lista obbligatoria». E Marini di rincalzo: «Romano, ha fatto della lista al proporzionale un feticcio». «Ma allora la vostra decisione è irrevocabile?», ha chiesto Fassino. Secca risposta di Rutelli e Marini: «Sì». Ora la partita è «tutta aperta», dicono nella Margherita. E non nascondono più che in palio, a questo punto, c’è la leadership di Prodi. Marini aveva avvertito il Professore: se scendi in guerra e lavori alla scissione dei Dl, si mette «tutto» in discussione. E ieri sera confermava: «Non mi rimangio nulla di quel che ho detto».

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