Rutelli non sa che a Milano ci sono già tre depuratori

(...)Come quella incastonata da Francesco Rutelli nella prima serata di giovedì in una RaiDue che per l’occasione si trasforma nella più classica TeleKabul. Accomodato ad AnnoZero, nel salotto di Michele Santoro (per cui si spreca in complimenti e inchini per il ritorno sullo schermo) il vicepremier ed ex sindaco di Roma si fa tentare e la spara grossa. Nel mirino Milano, rivale storica della Capitale, ma soprattutto governata da oltre dieci anni dal centrodestra. E, a quanto si sente dire e a giudicare dai risultati elettoriali, non poi così male. E allora? Allora perché non lasciarsi andare a una bella calunnia su un argomento il più possibile popular. E cosa c’è di meglio dell’acqua, simbolo della purezza, della salute e della vita? Niente. Ecco allora quei cattivoni dei milanesi (che da tre turni prediligono i candidati sindaci scelti da Silvio Berlusconi) che la sporcano, la inquinano, la riducono a una schifezza. Ma non solo. Siccome sono degli egoisti, la scaricano nei fiumi. Zozza così com’è. E costringono quei poveretti delle altre province, magari la «rossa» Piacenza, ad essere investiti da liquami e miasmi.
La storiella funziona. Peccato che sia solo una storiella. Da Santoro si parla di Po e di fiumi inquinati. «La depurazione delle acque di Milano - prende la mira e spara il predicozzo don Rutelli con tono buonista e curiale - se non ricordo male è oggi a zero». Ricorda male, vicepremier Rutelli, purtroppo ricorda malissimo. «Io - prosegue - ho incontrato il sindaco di Piacenza che mi ha fatto vedere quello che gli arriva da Milano sull’ansa del Po. A Milano non c’è un depuratore». E poi dicono che la gente non ha fiducia nei politici. Signor ministro, con tutto il rispetto, che cosa le abbia mostrato il sindaco di Piacenza i milanesi proprio non lo sanno. Di certo sanno che qui i depuratori sono ben tre e che ripuliscono il cento per cento delle acque (dal 21 giugno 2005, guarda il destino, esattamente due anni fa). Scarti non solo dei residenti, dato che da grande metropoli Milano ogni giorno ospita centinaia di migliaia di lavoratori che arrivano da fuori. E, alla fine, i tre impianti trattano i rifiuti di 2 milioni e 550mila persone. Duemilioniecinquecentocinquantamila persone, in lettere fa più impressione e non assomiglia per niente allo «zero» spacciato di Rutelli alla tele-platea.
Appunti per il futuro. Nosedo è il depuratore più grande, serve un milione e 250mila persone ed è costato 134 milioni e 700mila euro. L’impianto di Peschiera Borromeo, con le sue due linee, copre un bacino di 250mila abitanti (est Milano), occupa una superficie di 200mila metri quadrati, ripulisce il 10 per cento delle acque ed è costato 17 milioni e 400mila euro. L’impianto di Milano Sud (San Rocco) serve un bacino di un milione e 50mila abitanti ed è costato 136 milioni di euro. Il colmo della beffa? Per realizzare a Milano i depuratori ci sono voluti ben 33 anni e a riuscirci è stata la giunta di Gabriele Albertini. Guarda caso di centrodestra. «Bastava una telefonata - replica da Palazzo Marino il vicesindaco Riccardo De Corato -, magari ai consiglieri Verdi di Comune e Regione. Glielo avrebbero spiegato bene. Io, invece, voglio ricordargli che finché a Milano hanno governato amministrazioni di sinistra con anche un Verde assessore all’Ambiente, per le acque non si è fatto niente. E siamo anche stati condannati dalla Corte di giustizia europea. Quando è arrivato il centrodestra, in pochi anni di depuratori ne abbiamo fatti tre. E oggi Milano pulisce tutte le sue acque».
Che gaffe, signor ministro.