Rutelli? Il peggiore dei peggiori

Gianni Baget Bozzo

Il dibattito Berlusconi-Rutelli deve essere stato sicuramente giudicato godibile, visto che è stato ritrasmesso dopo che il pubblico della prima trasmissione aveva dovuto fare le ore piccolissime per poterne beneficiare.
Con una affermazione di Berlusconi non sono d’accordo: che Rutelli sia il migliore dei peggiori. Berlusconi vuole trovare il bene ovunque, e anche il suo comportamento nella trasmissione era, come sempre, quello di uno che cerca l’intesa; ma si è trovato di fronte un gelo polare e un fuoco di fila.
Direi che il migliore dei peggiori, nei confronti televisivi con il presidente del Consiglio, è stato Fausto Bertinotti. Egli ha posto le posizioni di Rifondazione Comunista e quelle di Forza Italia come alternative sociali, non come alternative totali. Ha riconosciuto cioè a Berlusconi la sua realtà, il suo diritto a esistere. Con Bertinotti, Berlusconi si confrontava con una posizione che gli riconosceva dignità politica e funzione reale.
In Rutelli, il presidente del Consiglio ha trovato invece un avversario totale: il leader della Margherita ha definito Berlusconi con la parola «falsità». Si comprende la differenza: Bertinotti viene da una tradizione socialista lombardiana, cioè non comunista e quindi, in sostanza, non antidemocratica. Rutelli deve le sue fortune ai rapporti personali con il comunista Bettini, uomo molto potente a Roma e nei Ds, che ha infine fatto del suo amico il leader romano della sinistra.
In Rutelli è riapparsa quindi la tesi che Berlusconi sia il nulla - e il nulla in politica è il male - che ha fatto solo danni e detto menzogne. L’Italia liberata da Berlusconi è, per Rutelli, l’Italia liberata dal male. Perché appare sulla bocca di un eletto dai democristiani del sud una tale violenza? Occorre ricordare che i democristiani non hanno mai perdonato a Berlusconi di averli salvati dalla distruzione sostituendo la Dc. Di qui l’odio teologico della sinistra democristiana per l’uomo che ha sostituito l’unità dei cattolici attorno alla Dc e la forma partito con cui la Dc aveva governato. Per questo i post-democristiani della Margherita contribuiscono a dare alla lotta contro Berlusconi un carattere assoluto. Vogliono dimenticare che li ha salvati nell’ora della vergogna e imputargli come colpa di averli, per salvarli, sostituiti.
Il dibattito Berlusconi-Rutelli ha avuto perciò un singolare equivoco: Berlusconi riteneva Rutelli un moderato per le sue posizioni politiche, ma non valutava quanto Rutelli fosse radicale nella sua volontà di annientarlo, di non riconoscere realtà al suo governo e bontà alla sua politica. Prodi disse un giorno che Forza Italia era il nulla, Rutelli lo ripete.
È la Margherita la forza politica dell’Unione più carica di odio contro il centrodestra e perciò convinta che esso debba essere sconfitto e annullato: la Margherita deve prendere i suoi voti schiacciando «l’infame». Dal punto di vista della forma politica, Rutelli è il più diretto avversario di Berlusconi: per portare via i voti di Forza Italia l’ex sindaco di Roma fa il moderato nel contenuto delle proposte, ma la forma del rutellismo post-democristiano è quella di far fuori definitivamente Berlusconi e i berlusconiani una volta preso il potere.
Nel '96 ci fu l’aprile rosso, il sentimento positivo della vittoria della sinistra: oggi l’unico messaggio positivo che la sinistra dà è l’annientamento di Berlusconi. E il punto d’acciaio di questa linea totale non sono nemmeno i Ds, sono i post-democristiani. Rutelli non è il migliore dei peggiori, credo sia il peggiore dei peggiori. Se Berlusconi farà altri dibattiti, troverà rispetto più nei Ds che nei post-democristiani. La liberazione dei democristiani dai processi, possibile grazie a Berlusconi, e il clima che è stato creato dal successo di Forza Italia diventano ora una colpa agli occhi dei beneficiari, che si vogliono legittimare agli occhi dei post-comunisti come i più intransigenti nella lotta per rendere la vittoria contro Berlusconi un annientamento dell’avversario politico, la sua riduzione a ciò che, ai loro occhi, appare come il nulla.
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