Rutelli riscopre l’emergenza-rom

Dal «boom» al «flop» </B>Fu proprio con lui sindaco che il fenomeno assunse dimensioni preoccupanti

«Io ricordo che c’è stato un governo che per cinque anni ha usato gli stessi slogan che si stanno usando adesso contro i nomadi. Che cosa è cambiato? Togliamo la retorica, togliamo la demagogia». Parola di Francesco Rutelli. Da una trasmissione di un’emittente locale, il candidato del Pd torna a cavalcare uno dei suoi antichi cavalli di battaglia: la questione «nomadi». E lo fa per invocare «maggiore fermezza», alzando il «livello di attenzione» nei confronti dei rom che commettono reati. In sostanza: sì ad accogliere quelli «onesti», ma «nessuna tolleranza verso chi delinque».
Il tema dei nomadi, si diceva, non è una new entry della politica rutelliana. Già durante il suo primo mandato di sindaco della capitale, evidenziava l’esigenza del riordino dei campi, punendo i truffatori e i delinquenti e tutelando tutti gli altri. Era il 26 ottobre del 1995 quando Rutelli annunciava un censimento generale, per «far sì che tutti i nomadi risiedano in aree certe e controllate, nelle quali potrà accedere solo chi è in possesso di una tessera con foto». Dell’iniziativa dell’allora primo cittadino, che tra l’altro innescò l’immediata reazione dell’Opera Nomadi capitolina, non se ne seppe più nulla. Così come di un’altra delle idee del candidato del Pd per contrastare il fenomeno dell’illegalità tra i nomadi, quella del «numero chiuso». 25 settembre 1995, Rutelli: «La giunta comunale romana non bloccherà il suo lavoro di riordino dei campi nomadi» e si arriverà nell’arco di qualche anno, «al numero chiuso». Nessuna traccia.
C’è poi chi ricorda la vicenda «Casilino 700», quando il ministro dei Beni Culturali, decise di dividere uno dei campi nomadi più pericolosi della capitale in quattro parti. Secondo mandato, 2 settembre 1999: «I nomadi e i rom che vivono nel campo del Casilino 700 saranno trasferiti in quattro diverse aree della capitale le prime tre sono state individuate nei territori della V, della XVIII e della XIX circoscrizione, la quarta corrisponde ad un campo nomadi che sarà sgombrato nei prossimi giorni e nel quale le forze dell’ordine hanno riscontrato gruppi di persone dedite alla criminalità organizzata». Anche in quel caso ci furono numerose proteste, con tanto di sit in da parte degli abitanti nelle zone coinvolte, che attaccavano: «Rutelli portaci l’acqua e le fogne, ma levaci i nomadi».
Sarà per questo scenario storico che alle affermazioni di Rutelli dell’altra sera, le reazioni del centrodestra capitolino, sono state immediate, puntando il dito sul fallimento di tutti i suoi progetti e sul fatto che il candidato a sindaco del Pd stia un po’ inseguendo i temi forti di Alemanno «sulla falsariga di quello che fa Veltroni con il programma di Berlusconi». «L’ex sindaco fa finta di non ricordare che proprio con lui è iniziato il boom della presenza dei rom in città», tuona il consigliere comunale uscente di Alleanza nazionale, Fabrizio Ghera. «Ci dovrebbe anche spiegare la fine delle decine e decine di miliardi di lire, bruciate per la pulizia dei campi durante le sue giunte».