Rutelli, sette anni di cuccagna per i nomadi

Ora promette mano ferma ma quelle vecchie delibere...

Una pioggia di soldi destinati ai rom. Francesco Rutelli, che durante la campagna elettorale per la riconquista del Campidoglio ha promesso un atteggiamento rigoroso nella gestione dei campi nomadi, è lo stesso che durante la sua prima esperienza da sindaco (dal 1993 al 2001) stanziò decine di miliardi di lire per soddisfare le esigenze più disparate delle «popolazioni nomadi» come vengono definite nelle delibere. Delibere a pacchi, diverse le cifre e gli oggetti, uguale chi le ha proposte (la giunta Rutelli) e le finalità: l’impegno di fondi assegnati ai rom capitolini.
Numerosi gli esempi: il 25 gennaio 1994, 60 milioni di lire vengono stanziati per «interventi di prima necessità per le popolazioni nomadi dei campi sosta del territorio cittadino». L’8 febbraio ben 600 milioni vanno invece agli interventi di «risanamento, manutenzione e raccolta dei rifiuti solidi urbani nei campi nomadi», ai quali il 10 maggio verranno aggiunti altri 400 milioni per un totale di un miliardo tondo tondo di vecchie lire. Il 15 febbraio la convenzione con l’Opera Nomadi per «l’attuazione del progetto contro l’evasione dell'obbligo scolastico dei minori rom e sinti e la prevenzione delle devianze minorili», costa alle casse del Campidoglio circa 231 milioni di lire. Alla fine del ’94, il Comune impegna 503 milioni di lire per incentivare il trasferimento di nomadi al di fuori dei confini comunali. Considerando l’illuminante dicitura (sgombero campi nomadi), si tratta di un’autentica buonuscita per convincere i rom ad andarsene dalla capitale.
Nel 1995 la musica non cambia: alla raccolta dei rifiuti solidi urbani nei campi va il solito miliardo (14 febbraio), cui si aggiungerà il 3 novembre un altro miliardo e 935 milioni. Al programma di scolarizzazione dei minori (un clamoroso flop, nonostante Rutelli lo abbia rivendicato come un successo durante il confronto televisivo con il suo avversario Gianni Alemanno a Ballarò) vanno 876 milioni, mentre 980 milioni sono quelli spesi per l’allestimento del campo provvisorio di via della Martora, e un miliardo e 633 milioni per l’allestimento di quello di via Cesare Lombroso. Altri 83 milioni vanno invece all’università La Sapienza per la ricerca sull’individuazione delle aree da attrezzare a campi sosta. Si arriva così al ’96, in cui oltre alla conferma di molti impegni di spesa degli anni precedenti, spiccano il miliardo e mezzo per l’allestimento di campi sosta attrezzati provvisori, i 163 milioni per l’acquisto di due scuolabus (che diviso per due fa 81,5 milioni a vettura... ) e i circa 59 milioni per piantare le laurus nobilis (piante aromatiche) nel campo sosta provvisorio La Barbuta. Nel ’97, ultimo anno del primo mandato rutelliano: ancora un miliardo e mezzo (affidamento ad Ama) per la raccolta dei rifiuti nei campi; ancora 60 milioni per gli interventi di prima necessità; ancora un miliardo e 309 milioni per l’allestimento dei campi attrezzati provvisori. E altri 178 milioni e mezzo per la manutenzione negli insediamenti spontanei di nomadi. Spontanei, ovvero abusivi.
Ma il trend rimane lo stesso anche dopo la rielezione di Rutelli in Campidoglio nel ’97. Il 2 luglio del ’99 una delibera di giunta stanzia due miliardi e 970 milioni di lire per la «esecuzione di interventi d'urgenza per il riordino e l’allestimento di campi provvisori per popolazioni nomadi» in tutte le circoscrizioni. Il 30 maggio del 2000 un miliardo e 310 milioni vanno invece ad altri «interventi urgenti per l’ordinaria e straordinaria gestione dei campi sosta per nomadi insistenti nel territorio comunale», cui si aggiungeranno, il 24 novembre dello stesso anno, altri 800 milioni di cui 94 prelevati dal fondo di riserva. Qualche mese dopo il vicepremier uscente abbandona il suo ufficio con vista sui Fori per fare il candidato premier dell’Ulivo, venendo sconfitto sonoramente da Silvio Berlusconi alle politiche del 13 maggio 2001. «Se sarò eletto - ha affermato Rutelli il 6 aprile scorso - sarò anche il sindaco dei rom». Un incarico che, almeno a giudicare da queste cifre, il candidato del centrosinistra pare tuttavia aver già ricoperto egregiamente.