Rutelli alla sinistra: «Giù le mani dall’embrione»

La proposta spiazza i Ds e mette in imbarazzo l’Unione che sui temi della bioetica non ha una posizione unitaria

Francesca Angeli

da Roma

Qual è la posizione dell’Unione in campo bioetico? Il centrosinistra ritiene debbano porsi limiti etici alla scienza? Che parte avranno nel programma di Romano Prodi temi come l’eutanasia e il testamento biologico, la sperimentazione sugli embrioni, la clonazione terapeutica, l’aborto? Verrà abolita la legge 40 varata dal centrodestra e immodificata dopo il fallimento del referendum abrogativo voluto dai radicali e dal partito della Quercia?
Per quanto riguarda l’Unione queste domande restano al momento prive di risposta. Ma all’interno del centrosinistra c’è qualcuno che le idee le ha già chiarissime. È Francesco Rutelli che si schiera decisamente sulle posizioni più conservatrici e vicine alla Chiesa ovvero a favore del divieto assoluto di qualsiasi forma di uso o manipolazione dell’embrione. Il leader della Margherita si era già esposto dichiarandosi apertamente contrario al referendum abrogativo della legge 40 ma poi ha deciso di fare di più, mettendo nero su bianco le sue idee su quelli che devono essere i limiti della scienza. Il 30 settembre scorso ha depositato una proposta di legge, «Disposizioni in materia di donazione e di utilizzo a fini terapeutici e di ricerca di cellule staminali fetali, di cellule staminali da cordone ombelicale e di cellule staminali adulte», che ha poi ufficialmente presentato qualche settimana fa, specificando di volere «onorare un impegno preso nel pieno delle discussioni sul referendum sulla procreazione assistita quando promisi che avrei lanciato un grande progetto nazionale sulle staminali non embrionali».
Il pdl è stato presentato ottenendo il plauso di molti rappresentanti del centrodestra ed invece la condanna e le critiche dei radicali schierati a favore della libertà di ricerca. Conseguenza ovvia dell’assunto della proposta di Rutelli che al punto 4 dell’articolo 1 così recita: «È vietato produrre, manipolare e utilizzare cellule staminali embrionali umane derivate da embrioni mediante tecniche che ne implichino la distruzione o il danneggiamento». Tradotto in termini semplificatori si tratta di un secco «l’embrione non si tocca» che sicuramente piacerà alla Conferenza Episcopale ma non verrà digerito facilmente dai laici dell’Unione, in particolare da una bella fetta della Quercia.
Nel pdl si fa riferimento alla ricerca sulle cellule staminali che, sempre semplificando, rappresenta il futuro di tutta la ricerca medica che vede schierati due fronti: chi dice che non ci devono essere limiti sulle cellule embrionali, contrapposto a chi invece punta alla ricerca sulle staminali adulte e dunque quelle prelevate ad esempio dal cordone ombelicale, preservando così l’embrione. Una linea, quest’ultima, sulla quale sono schierati anche molti scienziati che non ritengono necessario coinvolgere le staminali embrionali per un sicuro progresso in questo campo, giudicando sufficienti le adulte. Ed è questa la strada indicata pure da Rutelli. «Nella ricerca sulle staminali adulte non ci sono frontiere etiche da varcare o discussioni di natura biopolitica da affrontare - osserva il leader della Margherita -. C’è soltanto da avviare un grande lavoro di coordinamento, organizzazione e sperimentazione».
La proposta di Rutelli riceve il plauso del ministro dei Beni Culturali, Rocco Buttiglione. «L’Udc appoggia l’iniziativa di Rutelli visto che riteniamo le staminali non embrionali il vero cavallo vincente della ricerca - dice Buttiglione -. Resta da capire se questa proposta possa essere invece appoggiata dal centrosinistra».
Certamente la posizione di Rutelli imbarazza l’Unione che dovrà confrontarsi al proprio interno con pareri decisamente contrari a simili restrizioni alla ricerca. Pareri sostenuti anche da un nutrito gruppo di scienziati che giudicano il pdl di Rutelli addirittura un passo indietro rispetto alla legge 40, come osserva ad esempio Elena Cattaneo, direttrice del laboratorio di Biologia sulle staminali dell’Università di Milano, una delle massime esperte del settore in Italia. La Cattaneo definisce il provvedimento di Rutelli «un tentativo subdolo di distruggere in Italia la possibilità di fare ricerca sulle cellule staminali embrionali» visto che «introduce una restrizione ulteriore rispetto alla legge 40, proibendo anche l’utilizzazione di linee staminali embrionali prodotte all’estero». La denuncia degli scienziati poi evidenzia come l’Italia resterebbe isolata rispetto alla ricerca negli altri Paesi dove queste restrizioni non esistono.