Rutelli alla sinistra: siete conservatori

Il leader della Margherita sferra un colpo alla sinistra radicale: "Basta con la snervante mediazione tra forze estreme"

Roma - Francesco Rutelli sembra ormai trovarsi a suo agio nel ruolo del «coraggioso». Con una lettera pubblicata ieri da Repubblica, il leader Dl affonda ancora una volta il colpo contro la sinistra radicale, dicendo che le «ricette spesso avanzate da forze di sinistra che io definisco conservatrici» non funzionano. E che nel futuro il Pd dovrà stringere alleanze «in funzione della capacità di realizzare un credibile programma di governo», pur precisando che «la maggioranza di questa legislatura è stata decisa davanti agli elettori». Il suo «Manifesto dei coraggiosi» avrebbe però raccolto «non una minoranza moderata di consensi ma una chiara e larga maggioranza», quindi è necessario «fare le riforme indispensabili perchè l’Italia non rimanga indietro». Per cui la nuova formazione politica «non può essere la snervante mediazione delle posizioni, a mezza via tra l’Udeur e il Pdci». E allora Rifondazione e Pdci scelgano, li incalza il leader Dl, tra «concorso costruttivo al governo o testimonianza antagonistica».

In un’intervista al Corriere la risposta di Paolo Ferrero: non è vero che tiriamo la corda, vogliamo rispettare il programma dell’Unione. E dunque, secondo Ferrero, Rutelli, ma anche Veltroni, utilizzano «strumentalmente le critiche verso di noi per nascondere il loro vero obiettivo: abbandonare il programma e realizzare una svolta centrista», facendo cadere Prodi. Al ministro della Solidarietà dà manforte Giovanni Russo Spena, per il quale Rutelli punta a realizzare il temuto cambio di alleanze già in questa legislatura.

Quanto alla prossima, ecco l’interrogativo malizioso del capogruppo Prc al Senato: «Resta da capire con quali forze Rutelli e Veltroni sperino di battere la destra dopo un’eventuale rottura con la sinistra». Prova a far scendere la temperatura, anche se con toni non proprio concilianti, il rutelliano Renzo Lusetti, che invita a smetterla «di agitare spettri centristi. Rutelli ha parlato chiaro: la maggioranza attuale è quella scelta dagli elettori e non si cambia». E tuttavia, insiste Lusetti, «rispetto alle visioni conservatrici della sinistra radicale, occorre necessariamente un cambio di marcia».

Ma le truppe massimaliste fanno quadrato, preparandosi alla prova di forza del 20 ottobre, quando scenderanno in piazza contro l’accordo sul welfare. Se c’è da battagliare, non si tira certo indietro Marco Rizzo del Pdci, il quale avverte che se «non si vuole cambiare maggioranza è anche vero che si deve rispettare il programma.

Serve quindi una radicale inversione di tendenza su pensioni e welfare. Serve piu attenzione per i lavoratori, le donne, i pensionati e i disoccupati». E il suo collega di partito Pino Sgobio rivolge contro Rutelli la stessa minaccia per la quale il vicepremier è sospettato di lavorare: «Rutelli deve stare molto attento a tirare la corda con la sua martellante campagna pro alleanze di “nuovo conio” perchè se questa corda si spezza è il governo e tutta la maggioranza ad essere compromessi». Cesare Salvi (Sd), usa la sua nota ironia: «Il Pd deve avere i voti: perchè se non è autonomo o si allea con le sinistre, oppure si deve alleare con Berlusconi». I Verdi, posizionati sul fronte radical, stanno però provando a fare i pompieri. Angelo Bonelli ripropone l’idea di «primarie sulla coalizione e sulle linee programmatiche che il Pd vorrebbe modificare», perchè al centrosinistra «gli elettori hanno chiesto unità».

E siccome tra i due litiganti il terzo, cioè Prodi, rischia di andare a casa, uno stop a Rutelli arriva tanto da Rosy Bindi quanto da Franco Monaco, entrambi molto vicini al Professore, che sbottano: non è il momento di parlare di nuove alleanze. In questo marasma, l’unico che non essendo in Parlamento può permettersi un’opinione schietta è l’ex di Rifondazione Marco Ferrando: «A sinistra il bivio ormai è netto: o si accetta il diktat di Rutelli e Veltroni in linea con le scelte suicide di un anno; o si passa finalmente all’opposizione, riconoscendo il fallimento di una politica. In mezzo c’è solo la chiacchiera, e i tempi stringono».