Rutelli sta con Veltroni: caro Prodi, meno tasse

Il leader della Margherita: "La pressione fiscale va abbassata subito".
Ma Palazzo Chigi fa spallucce: "Prima pensiamo al debito pubblico". La politica economica del governo divide l’Unione

Roma - Dalle schermaglie Veltroni-Prodi a una spaccatura che attraversa i piani alti di Palazzo Chigi. Lo scontro interno alla maggioranza sulla riduzione delle tasse non accenna a diminuire e diventa sempre più esplicito. Ieri a schierarsi dalla parte di Walter Veltroni è stato il vicepremier e leader di Dl Francesco Rutelli. «Bisogna ridurre la pressione fiscale». Mandare un messaggio già con «questa Finanziaria», ha sottolineato alla festa della Margherita a Salerno. Priorità identiche a quelle espresse domenica dal sindaco di Roma. E opposte rispetto a quelle del ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa e del premier Romano Prodi, sicuri che si debba prima mettere a posto i conti pubblici.

Posizione confermata ieri da fonti della presidenza del Consiglio. Prima, hanno sottolineato, viene la riduzione del debito pubblico poi la riduzione della pressione fiscale, che non si può fare dall’oggi al domani. Senza contare che, in vista della finanziaria, vanno ascoltate le voci di tutti i ministri. E che tutte le decisioni della sessione di bilancio verranno assunte collegialmente. Il vertice del governo fa capire che non ha semplicemente assunto una posizione rigorista, ma sta cercando una sintesi tra le varie anime del governo. In altre parole Palazzo Chigi derubrica la posizione di Veltroni e Rutelli come una delle tante in campo, al pari di quelle della sinistra radicale.

In ballo, più che la Finanziaria 2008, c’è il futuro del governo, di fronte all’attivismo di Veltroni, futuro leader del Partito democratico. E ormai nella maggioranza c’è chi lo dice apertamente, come il leader dello Sdi Enrico Boselli: «Il ticket Veltroni-Rutelli sul fisco sta lavorando ai fianchi il governo Prodi e nessuno può far finta di non accorgersene. Il centrosinistra non si può permettere due programmi, due politiche economiche e due premier perché alla fine il rischio è che non ci sia alcun vincitore e che si arrivi a una crisi con la conseguenza di andare dritti dritti alle elezioni anticipate». Boselli vorrebbe addirittura un vertice di chiarimento tra Veltroni e Prodi, ma da Palazzo Chigi non filtrano valutazioni politiche.

Per capire il clima che si respira in questi giorni può essere utile leggere un’intervista a Franco Monaco, nella quale il deputato ultra-prodiano ha invitato Veltroni a pensare, più che al fisco, alle questioni centrali che riguardano la nascita del Partito democratico: «Il profilo del partito, il suo posizionamento, la sua visione, la sua politica delle alleanze, le condizioni perché sia partito davvero nuovo e aperto. Punti sui quali Veltroni si mostra evasivo». Utile anche la battuta con la quale Flavia Prodi, moglie del premier, ha commentato la situazione cenando con Rosy Bindi: «La parola tasse rischia di diventare una parolaccia». La stessa Bindi ieri si è decisamente schierata con Palazzo Chigi. Giusto, per il ministro alla Famiglia che sfiderà Veltroni per la guida del Pd, anteporre i conti alla riduzione delle tasse. Sbagliate le proposte come quella del sindaco di Roma sul fisco: «Non fa bene al governo né al Partito democratico questo contrappunto giornaliero di Veltroni a ogni azione di Prodi». Più morbido, ma sempre distante da Veltroni, Enrico Letta, l’altro candidato alla segreteria del Pd, secondo il quale non è utile schierarsi su questi temi. «Se questa legge finanziaria diventa terreno di altre battaglie, non ho dubbi che sarebbe un fatto che metterebbe in difficoltà il governo. Penso che invece ragionare su un orizzonte più lungo sia sicuramente cosa utile a tutti».

In questo gioco risulta utile a Palazzo Chigi anche il sostegno della sinistra radicale. Rutelli ha attaccato Prc, Pdci e Verdi, partiti che «sembrano troppo spesso stare all’opposizione invece che al governo». Concetto già espresso da Veltroni al quale l’ala sinistra della maggioranza ha replicato confermando la manifestazione del 20 ottobre. Una corteo contro il governo, e l’accordo su pensioni, welfare e lavoro raggiunto con sindacati e datori. Che però, per uno di quei paradossi della politica italiana, potrebbe rivelarsi utile a Palazzo Chigi, perché potrebbe neutralizzare l’offensiva dei riformisti, riportando l’ago della bilancia al centro. In zona Prodi.