Rutelli in trasferta telefona alle «svizzere» Mina e Sofia

da Locarno

«Se telefonando/ io potessi dirti: grazie/ te lo direi», cantava Mina, cittadina elvetica, dopo il ritiro dalla scena italiana. Ed è quanto ha fatto (telefonata a Lugano, dove la Tigre di Cremona risiede, e ringraziamento alla diva nostrana) il vicepremier e ministro per i Beni e le Attività Culturali, Francesco Rutelli, ieri in un blitz locarnese, tutt’altro che vacanziero. L’atmosfera festivaliera, che comporta sempre un bagno di folla (ieri l’altro fu il turno di Umberto Bossi e Letizia Moratti, in Piazza Grande per il film di Luchetti Mio fratello è figlio unico), come ben sanno Dario Fo e Franca Rame, anch’essi, ieri, sulla passerella ticinese, è stata l’occasione colta al volo da un Rutelli svizzero per necessità di protocollo. Insieme al consigliere federale Pascal Couchepin, l’abbronzato ministro romano, pronto per essere ripreso su YouTube nella leziosa pronuncia francese («Parlo meglio il francese dell’italiano: o, forse, volete che parli svizzero?», ha esordito gongolando, rivolto alla stampa ticinese, attonita dalla superflua performance francofona), ha annunciato un accordo importante tra i due Paesi. Che riguarda, in primis, l’accesso alle istituzioni culturali pubbliche (musei, gallerie, siti archeologici, parchi) e il controllo del traffico illecito delle opere d’arte rubate, massimamente raccolte in Svizzera, snodo geografico rilevante per i ladri internazionali. «Ringrazio Couchepin per aver sottoscritto l’accordo col governo italiano. D’ora in poi, i cittadini svizzeri beneficeranno delle stesse riduzioni, sui biglietti di entrata, di cui godono gli italiani», ha affermato Rutelli, che cerca visibilità nel Paese degli «gnomi» bancari, in vista d’un rilancio personale nell’erigendo Pd... E se Veltroni gestisce Africa e Festa di Roma, Rutelli mette il cappello sul Festival di Locarno, per il tramite di Cinecittà. «Abbiamo siglato un accordo di coproduzione italo-svizzera, che riduce la partecipazione finanziaria minima del coproduttore minoritario dal trenta al venti per cento, intensificando la collaborazione tra i due Paesi», ha annunciato il ministro, nella mattinata al telefono anche con Sofia Loren, che risiede a Ginevra. «Il governo ha superato il giro di boa e, dopo un anno e mezzo, durerà i cinque anni previsti. Il nostro cinema, sia quello d’autore sia quello popolare, gode di ottima salute», ha proseguito l’ex-delfino di Pannella, sottolineando i meriti della nuova legge sul cinema. «Per il Festival di Venezia, abbiamo dato via libera alla costruzione del nuovo Palazzo del Cinema, mentre la legge Colasio-Franco, se approvata, o messa in Finanziaria, darà finanziamenti selettivi, non a pioggia». Fa caldo, al Municipio dove si svolge la breve cerimonia degli accordi swiss, con i due ministri in grisaglia blu ufficiale a farsi i complimenti. Ma è pax helvetica: Couchepin sarà all’inaugurazione della Scala e i reperti leonardeschi dal Canton Ticino torneranno a Roma.