Rutelli in Umbria, Melandri in Liguria D’Alema «inviato» sul fronte rifiuti

da Roma

Nel regno di Bassolino, scende in campo Massimo D’Alema. E blinda il governatore di cui Veltroni si libererebbe volentieri.
A sorpresa, ieri pomeriggio, è trapelata la notizia che il ministro degli Esteri sarà il capolista per la Camera della circoscrizione Campania 1, che comprende Napoli. Una scelta che stava maturando da giorni, raccontano i ben informati, in una serie di fitti contatti tra Bassolino e D’Alema, unico suo difensore nel Pd. Anche ieri il vicepremier è tornato a spendersi per il governatore rinviato a giudizio: «È eticamente inaccettabile questo scarico di responsabilità su un solo uomo». Toni ben differenti da quelli di Veltroni, che si era rimesso «alla coscienza» di Bassolino, lasciando intendere di vederne di buon occhio le dimissioni, che avrebbero liberato il Pd da un macigno. I sondaggi sono orribili: quello che era sul tavolo delle candidature, in questi giorni, dà il 50% al Pdl da solo, e un misero 24% al Pd. Una catastrofe, nella regione che per il rotto della cuffia consentì a Prodi di vincere le elezioni nel 2006.
Per questo il capo del Pd puntava su una netta discontinuità nelle liste: capolista in Campania 1 il ministro Nicolais (diventato l’uomo forte di Veltroni in regione, e candidato in pectore alla successione di Bassolino), in Campania 2 la ex pupilla di De Mita, Pina Picierno (oggi sponsorizzata da Franceschini), al Senato paracadutato Marco Follini. Bassolino però ha fatto fuoco e fiamme contro quella che giudicava come una «delegittimazione», che preludeva a un’accelerazione delle sue dimissioni. «Se mollano me sono guai per tutti», ha fatto sapere. «Se non si vota a ottobre per la regione, la sinistra rischia di logorarsi definitivamente», spiega invece Russo Spena del Prc, «e dal Pd ci erano arrivati segnali chiari di disponibilità a concordare un voto anticipato all’autunno».
Ma Bassolino ha un altro scenario in mente, e punta a tenere duro almeno fino al 2009 (per poi eventualmente candidarsi alle Europee), e ha trovato una sponda in D’Alema. L’altra sera il governatore e il sindaco di Salerno De Luca, outsider dalemiano, sono saliti a Roma a spiegare al numero due veltroniano Bettini che le teste di lista del Pd in Campania erano troppo deboli: «Rischiamo di perdere tutto il voto di sinistra, ci vuole una candidatura forte». Bettini ne ha parlato con Veltroni, e Walter ha chiamato D’Alema. Chiedendogli di metterci la sua faccia.
«Non è una mia scelta. Ma sono una persona che, quando c’è da fare qualcosa di difficile, lo ritiene suo dovere», spiega ora il ministro degli Esteri. Che comunque resterà anche capolista nella «sua» Puglia, dalla quale sono stati «epurati» molti veltroniani: Peppino Caldarola, Nicola Rossi (recuperato nelle Marche), Fouad Allam.
Nel resto d’Italia, le liste Pd sono un tourbillon di paracadutati: la piemontese Livia Turco è capolista in Abruzzo, il ferrarese Franceschini in Toscana, la romana Melandri in Liguria, Rutelli in Umbria (Senato), il viterbese Fioroni in Sicilia, il toscano Letta in Lombardia, la siciliana Finocchiaro in Emilia. In Calabria sono state tagliate le teste a tutti gli uomini del governatore Loiero (anche lui molto a rischio per questioni giudiziarie). In Emilia sarà capolista Bersani. Salva la pattuglia teodem, ma la Binetti ha perso la partita: voleva restare al Senato, e invece viene spedita alla Camera in Lombardia. Molte le deroghe: saranno rieletti Treu, Lusetti, Anna Serafini (in Fassino), Sposetti, Migliavacca. Fuori invece il violantiano Lumia, il piemontese Morgando e l’ex Dc siculo Totò Cardinale. Che però ha piazzato in un buon posto la figlia Daniela.