Ry Cooder poco ottimista

Se proprio bisogna trovare un difetto al nuovo cd di Ry Cooder è la mancanza di ottimismo. Un disco sull’America in ginocchio del 2011 deve avere, sì, brani di protesta contro la guerra, la casta, le banche. Però deve dare anche speranza, sia pure qui e là, appena un po’. Qui zero: è tutto nero e, dal folk old time di No banker left behind alla malinconia di No hard feelings, i testi non hanno un raggio di sole e sembrano quelli di Woody Guthrie o di Sleepy John Estes con la luce spenta. La musica no: suonata benissimo e arrangiata meglio. Pull up some dust and sit down è un disco memorabile e sapete perché? Dentro ci sono ultrasessantenni molto più giovani di tanti ragazzini.