Ryanair attacca il governo: «Protegge Alitalia»

La «low cost» irlandese scrive alla Commissione europea per denunciare presunti «falsi» ostacoli e azioni illegali di Palazzo Chigi per sfrattarla dallo scalo e aiutare la compagnia di bandiera

Ryanair al contrattacco. La compagnia regina dei voli low cost non ha intenzione di mollare l’osso-Ciampino, nonostante le annose polemiche sull’eccesso di traffico aereo del secondo scalo romano e sulla conseguente impennata di inquinamento acustico. Per Ryanair, però, sono tutte scuse per ostacolare il radicamento su Roma della compagnia del 47enne tycoon irlandese Michael O’Leary. E le accuse, esplicite, contro Palazzo Chigi arrivano nel corso di una conferenza stampa con la quale Ryanair comunica di aver chiesto l’intervento della Commissione Europea «per fermare i ripetuti tentativi del Governo italiano di negare ai consumatori italiani tariffe basse a scelta». A parlare a nome della compagnia è il capo comunicazione, Peter Sherrard, che si tiene alla larga dalla diplomazia. Le accuse sono pesantissime, e coinvolgono anche un presunto protezionismo a favore della compagnia di bandiera. Sherrard parla infatti di «ripetuti e illegali tentativi» messi in atto dal governo «per eliminare la concorrenza a tariffe basse ad Alitalia». «Nel 2005 - prosegue il rappresentante di Raynair - il governo ha fabbricato falsi reclami in merito al rumore all’aeroporto di Ciampino, che poi sono caduti, perché la vera causa del rumore erano i voli militari e non i nostri». «Falso» è un aggettivo che ricorre nelle parole di Sherrard. «Nel febbraio del 2006 - insiste il capo delle comunicazioni della compagnia low cost - il governo ha falsamente affermato che i cinque aerei Ryanair di base a Ciampino non erano basati lì, in un tentativo illegale di deviare i voli serali su Fiumicino, condizionando migliaia di passeggeri». E sempre nel 2006 Ryanair contesta la decisione di Palazzo Chigi di imporre «un monopolio illegale di continuità territoriale tra Roma e Alghero, forzando Ryanair a smettere di offrire tariffe basse su questa rotta». La cronistoria persecutoria degli irlandesi prosegue, nel racconto di Sherrard, nel 2007, quando il governo italiano avrebbe emanato un decreto «annunciando dei lavori alla pista di Roma Ciampino per forzare Ryanair a un’immediata riduzione dei voli su questo scalo». Ma anche qui, «nessuna prova - secondo Sherrard - è stata mai fornita alle compagnie aeree della necessità dei lavori alla pista». Ryanair cita poi la decisione con cui a novembre 2007 «il Consiglio di Stato ha ordinato di sospendere i tentativi illegali di Enac di ridurre la capacità di Ciampino». Ma «malgrado questa ordinanza - conclude il portavoce della «no frills» irlandese - le autorità italiane non hanno assegnato a Ryanair, per questa estate, sufficienti slot nello scalo di Ciampino, forzando la compagnia aerea ad altre azioni legali».
Un duro j’accuse che punta il dito alla mancanza di concorrenza nel settore. Tra le cause, spiega Sherrard, lo sforzo governativo di «aiutare Alitalia e proteggerla dalla concorrenza», come fosse «un bambino viziato che non sa camminare da solo».