«Sì, lo abbiamo ucciso». La banda non si pente

«Nonostante avessero ammesso nei dettagli (ma senza mai mostrare un segno di pentimento) l’omicidio di Antonio Di Bella, è stato solo quando abbiamo detto che li avremmo portati a San Vittore che li abbiamo visti spalancare gli occhi. Come se, per la prima volta da quando li avevamo condotti lì in caserma, li avessimo destabilizzati. “Addirittura in carcere?” hanno replicato, sbiancando in volto. Non avevano realizzato la gravità di quello che avevano fatto...».
Sono tre 20enni milanesi incensurati - una guardia giurata e due operai - gli autori dell’omicidio, avvenuto giovedì sera, ad Assago del 19enne pregiudicato Antonio Di Bella e arrestati un’ora dopo a Trezzano dai carabinieri della compagnia di Corsico. Una sorta di scontro tra bande rivali originato da questioni futili (il riconoscimento di Di Bella come «capo» carismatico della zona e vicende legate a donne) e finito nel sangue.