«Sì agli eventi in piazza Duomo ma solo con regie eccellenti»

L’architetto Irace propone di fare disegnare la pista di pattinaggio da Italo Rota e fare realizzare la festa di Natale da Franco Zeffirelli

Marta Bravi

Gian Lorenzo Bernini e Pellegrino Tibaldi venivano chiamati per organizzare la regia e le strutture per le feste regali: quando Carlo V venne a Milano, per esempio, fu accolto da scenografie mobili di cartone e legno. «Mi immagino - vagheggia Fulvio Irace, docente di Storia dell’architettura contemporanea al Politecnico di Milano - Vittorio Sgarbi come un grande cappellano che commissiona a Franco Zeffirelli la festa di Natale e la pista di pattinaggio a Italo Rota». Il dibattito su piazza Duomo, sacra o profana, per i cittadini o per i religiosi, continua a dividere critici e architetti. Fulvio Irace è favorevole agli eventi di piazza, purché «firmati e fatti con stile», mentre Italo Rota non considera piazza Duomo come spazio aggregativo, ma più versato alla cultura. «In piazza Duomo - spiega Irace - si sono sempre fatte delle feste monumentali cui partecipavano le masse. La piazza, secondo Irace, mantiene sì la sua vocazione popolare, ma tendente ormai al trash. «Se vogliamo che la gente vada in piazza e la viva, bisogna commissionare agli addetti ai lavori, architetti, designer di spessore o registi, gli eventi o le strutture perché li progettino con stile. Invece, e lo dico con dispiacere, sembra che il trash quotidiano sia diventato la linea imperante in tutta Europa: in piazza Santo Stefano a Vienna o a Berlino, il baracchino delle caldarroste o lo stand che vende libri sono brutti. Serve un grande regista che coordini gli eventi pensando a scenografie di stile».
«I milanesi sono introversi - sostiene l’architetto Italo Rota - è questo il motivo per cui non frequentano piazza Duomo. In realtà la vera piazza centrale era la Galleria. Le città non vanno omologate: io non trasformerei piazza Duomo come piazza San Marco a Venezia, anzi, ogni città deve trovare la sua identità e secondo me il bello di Milano è proprio il suo essere introversa e misteriosa». Anche la storia del luogo non fa pensare a luogo di aggregazione: «Piazza Duomo - spiega Rota - era il terminale dei tram e poi lo scenario per le sfilate delle auto, non un posto per tavolini come le piazze di provincia. Il museo del Novecento all’Arengario (firmato da Italo Rota e dallo storico dell’arte Luigi Sandone, ndr) prevede - continua Rota - tre ristoranti, una libreria specializzata in arte, terrazze panoramiche. Saranno luoghi cui si potrà accedere indipendentemente dal museo, da frequentare fino a sera tardi. Anche il museo rimarrà aperto fino a mezzanotte, come palazzo Reale. Al posto del Virgin aprirà una grande libreria. Ecco che la piazza si animerà naturalmente».
Lo storico dell’arte Philippe Daverio, invece, la butta sul politico: «Prima di pensare a interventi architettonici o di altro tipo bisogna pensare alla destinazione d’uso della piazza. L’immobilismo della giunta Albertini ha completamente abbandonato la piazza, che ora è frequentata solo da extracomunitari che bevono seduti per terra. Dal punto di vista architettonico - spiega Daverio - la piazza è un caos assoluto, perché è rimasta incompleta: il Duomo nasce con un piccolo spazio davanti, la piazza è venuta dopo e per realizzarla vennero abbattute le edicole che delimitavano gli spazi, come la loggia dei Mercanti, che era chiusa. Il progetto, mai completato, prevedeva un asse dalla galleria Vittorio Emanuele a piazza Diaz. Per non parlare di piazzetta Reale... una sorta di appendice dimenticata».