S. Agostino in-forma l’Occidente

Il nome del polacco Erich Przywara, pressoché sconosciuto in Italia (tranne che presso i super-specialisti) mi fu fatto conoscere, insieme con diverse sue pagine, tanti anni fa da un’amica che si specializzò sul suo pensiero. Grande filosofo prima che teologo, gesuita, amico di Husserl, Heidegger e Edith Stein, Przywara ha influenzato in modo decisivo il pensiero del maggior teologo del Novecento, Hans Urs von Balthasar.
Dal suo vasto catalogo Jaca Book ripropone un libretto di enorme attualità, Agostino in-forma l'Occidente (a cura di Paolo Cevasco, pagg. 160, €18,00). È un saggio scritto in forma appassionata, spesso incandescente, dove sovente la forza dell’argomentazione travalica i singoli momenti della stessa, dando l’impressione di una contraddittorietà che è, invece, un precipizio.
Con una sensibilità acutissima sia ai dispositivi concettuali che ai trabocchetti dello stile letterario (al quale è sensibilissimo), Przywara ci restituisce Agostino non soltanto come il padre dell’Occidente (in quanto incarna la tradizione classica da un lato e giudeo-cristiana dall’altro) ma come il padre di un metodo che la filosofia medievale e moderna, fino a quella contemporanea, ritroveranno fatalmente nel proprio Dna: quel metodo che vede nella contraddizione, prima che una piaga da sanare il più presto possibile, una ferita attraverso cui il pensiero può accedere - aggredendola - alla verità.
Un’idea della verità non statica, poiché il pensiero è perennemente obbligato, per così dire, a riscattarla. Moderna, sì, eppure al tempo stesso polemica con una modernità «in cui ogni sistema viene disciolto nei problemi», e «la risposta si dissolve nella domanda». Il prezzo del pensiero è sempre, infatti, quel riscatto, e non esiste senza di esso.
Agostino in-forma l'Occidente è un libro di straordinaria vitalità, drammatico, dove le radici cristiane dell'Occidente non vengono affermate solo nel ruolo di «premesse», ma anche in quello di principio informatore perennemente presente, pur all'interno di forze centrifughe - che non gli si sono mai discostate - che continuamente spostano la questione o in direzione del panteismo o in direzione del nichilismo.
Un’ultima parola di lode va al curatore, puntuale nella post-fazione e capace, nella traduzione, di restituire al pensiero di Przywara tutta la sua forza di stile.