«Sì ai diritti tv collettivi No ai prestiti»

Se le conclusioni contenute nell’indagine conoscitiva dell’Antitrust si realizzassero, il calcio italiano cambierebbe volto. Lo studio auspica una vera e propria rivoluzione in numerosi settori-chiave del pallone partendo dal presupposto che il sistema ha bisogno di nuove direttive per ripristinare un’adeguata concorrenza e un ritorno ai veri valori della competizione. Al primo punto la vendita centralizzata dei diritti tv per ridurre il divario fra piccoli e grandi club «con una parte significativa dei proventi da destinare a fini mutualistici». Una valutazione inusuale. È vero che l’attuale ripartizione premia in particolare le grandi società, ma è altrettanto vero che una simile visione non compare neppure in Inghilterra, dove il 50% delle entrate tv viene diviso in parti eguali fra le società della Premier League. Per l’Antitrust l’esempio migliore arriva dalla Francia perché il 5% delle risorse è destinato allo sport per tutti. Ma ciò che più desta sorpresa è il suggerimento di affidare i compiti di ripartizione a un soggetto terzo che risponda alla Figc. È la negazione delle Leghe. Basta leggere il paragrafo in cui si dice che la gestione delle questioni di tipo economico non andrebbe attribuita ad organismi come le Leghe, «ma alla Figc, quale ente organizzatore che esprime gli interessi di tutti i soggetti attivi nel settore». È come se la mano sinistra, fra l’altro, non sapesse cosa combina la destra in quanto il governo è intenzionato ad affidare proprio alle Leghe il compito di vendere centralmente i diritti tv e poi di gestirne le risorse in modo mutualistico. Il ministro dello Sport non è entrato nel merito come invece ha fatto l’Antitrust che ha dettato, per esempio, le regole sul tesseramento dei giocatori, l’attività degli agenti e così via. Interessante in particolare il punto sui prestiti. L’Autorità suggerisce che i prestiti fra squadre partecipanti allo stesso campionato avvengano non solo a fine stagione ma anche in numero limitato e che la durata sia pari a quella dell’intero campionato. Si ha l’impressione che l’Antitrust, fra tanti buoni propositi, sia andato al di là del mandato rovesciando, fra l’altro, i ruoli fra Figc e Leghe. E non solo. Uno studio interessante, ma da prendere con le molle perché in certi passaggi non rispetta neppure le regole internazionali.