Sì ai tram a Firenze ma con la vecchia livrea

Come lei saprà, caro Granzotto, nella mia città di Firenze si terrà presto un referendum sul progetto di mettere in servizio una nuova rete tranviaria che con tre differenti linee colleghi il centro storico con l’aeroporto, Scandicci e Careggi. Quale che sia la realtà urbana di Firenze è noto: traffico soffocante unito alla presenza parimenti soffocante di turisti prevalentemente di passo. Inquinamento atmosferico e umano che supera i livelli civili di tolleranza. Il tram, non inquinante, sarebbe una soluzione accettabile ed io sarei tentato di votare «sì», se la Linea 3 non fosse programmata per passare di fianco al Duomo, penetrando nel cuore artistico della città. Facendo mie le argomentazioni dei comitati e dei politici che si oppongono allo «scempio», sarei dunque anche tentato di votare «no». Però alla fine dovrò fare una scelta e non vorrei decidere lanciando in alto una monetina: privilegiare la qualità della vita o la bellezza e l’armonia artistica?



Io non avrei dubbi, caro Manti. Tram. In fondo, fino a qualche decennio fa sferragliavano tra palazzi, chiese, monumenti e gloriose vestigia del nostro passato. Davano forse scandalo? Non si può proprio dire, perché il tram s’inseriva con una certa grazia nella scenografia urbana. D’altronde basta andare a rivedere qualche fotografia dell’archivio Alinari per riconoscere che la sua mobile presenza non turbava ciò che lei giustamente definisce la bellezza e l’armonia artistica di piazza del Duomo (e dintorni). Non è solo una questione estetica, ma anche del modo di essere. Che devo dirle, caro Manti, saranno le rotaie e quindi il procedere senza scarti e movimenti bruschi, sarà quell’andatura composta, ordinata, lungo un percorso predefinito, indifferente ai capricci e alla nevrosi del traffico, ma il tram ispira una sensazione di calma, di serenità. In netto contrasto, dunque, con l’aggressività e l’invadenza dei mezzi di trasporto mossi dal motore a scoppio. Vuole mettere, ad esempio, la discrezione del «deng-deng» di un tram in confronto all’isterico colpo di clacson di un’automobile o di un autobus?
Però, ed eccoci al dunque, c’è tram e tram. Ci sono quelli «di una volta» e che, pur non penetrando più nei centri storici, in molte città seguitano a fare il loro meritevole servizio accontentandosi d’essere quel che sono, tram. E ci sono gli altri, che fanno anche loro un eccellente servizio, però con l’ambizione di sembrare dei toboga o delle navicelle spaziali. E qui casca l’asino. Ho visto, pubblicate sui giornali e trasmesse in tivvù, molte «simulazioni» di come apparirebbe il centro storico di Firenze attraversato dalla tranvia. Un gran brutto vedere, non faccio fatica ad ammetterlo, per l’ingombrante presenza di quel coso, il jumbotram «modello Sirio» dell’Ansaldo. Vetture stupende e immagino assai confortevoli per i passeggeri, ma che per le forme audaci, avveniristiche e tracotanti, di fianco al Battistero risultano un pugno nell’occhio. Come indossare lo smoking avendo ai piedi gli zoccoli del Dottor Scholl, non va. E allora, per tornare alla sua questione, caro Manti, tram sì: ma che racchiudendo nella parte meccanica quanto di meglio offre la tecnologia, abbiano però la vecchia livrea. Con quella, nemmeno il Brunelleschi avrebbe gran che da ridire.
Paolo Granzotto