"Sì" all’accordo: in 10mila assunti da Alitalia

Nella notte firmata l’intesa fra sindacato e azienda. Ieri l’assemblea
Cai ha deliberato il cambio del nome. In un’intervista il commissario
Fantozzi denuncia gli sprechi: "La vecchia società è morta per la sua
grandeur"

Alitalia chiude l’anno riprendendosi il nome. Ieri l’assemblea straordinaria di Cai, svoltasi in atmosfera festiva, tra deleghe e collegamenti telefonici, ha deliberato la trasformazione della denominazione sociale. Il nome Cai-Compagnia aerea italiana, divenuto popolare nella transizione, scompare: sarà ricordato per il «portage» molto delicato di cui è stato strumento. Il vicepresidente Salvatore Mancuso, che ieri ha presieduto l’assemblea, ha confermato che l’attività nella sua nuova veste comincerà il 13 gennaio (finora c’era stata un po’ di confusione tra il 12 e il 13).
Entro quella data sarà sciolto l’ultimo nodo: la scelta del partner straniero. Avrà il 25% del capitale, sarà quindi il socio di maggioranza relativa, darà un apporto tecnico-operativo (visto che nessuno dei soci di Cai è d’estrazione aeronautica), indirizzerà le scelte industriali e sarà, sul medio periodo, l’acquirente naturale di Alitalia quando i suoi soci decideranno che la missione tricolore sarà stata portata a termine. Come si vede, e com’è stato molto dibattuto negli ultimi mesi, la scelta del partner ha una forte valenza strategica. Cai ha sapientemente messo in competizione Air France e Lufthansa, anche se nessuno si è mai nascosto che, per mille ragioni, avvantaggiata era la prima. Vale citare una frase di Marco Ponti, docente di Economia dei trasporti al Politecnico di Milano: «Mi auguro che Alitalia scelga Air France e che si posizioni su Fiumicino; così Lufthansa potrà rafforzarsi su Malpensa e, con due grandi compagnie in competizione sul territorio italiano, i consumatori godranno i migliori benefici della concorrenza».
In effetti Alitalia ha già fatto la sua scelta su Fiumicino (da cui trapela anche la preferenza per il partner), e a Malpensa rimarranno solo tre collegamenti di lungo raggio (New York, Tokio, San Paolo), mentre dei 200 voli oggi rimasti ne saranno tagliati altri 40; cose che hanno spinto ieri l’assessore regionale ai Trasporti della Lombardia, Raffaele Cattaneo, a rilevare l’inosservanza degli impegni presi dai vertici Cai con la Regione, e a fargli richiedere l’apertura, a breve, di un confronto con Sea e gli enti locali per la ripresa del traffico su Malpensa.
Mentre prosegue il confronto sindacale sulle attività di terra, per quel che riguarda il personale un passo importante è stato compiuto, con la firma di un verbale sottoscritto nella tarda serata di ieri da azienda e principali sigle sindacali: il documento prevede l’assunzione a tempo indeterminato entro il prossimo 12 gennaio di 10.150 lavoratori. L’accordo, che conferma sostanzialmente i numeri della precedente intesa raggiunta a palazzo Chigi nell’autunno scorso, permetterà così alla nuova Alitalia di partire con una quota di dipendenti che potrà essere implementata sulla base delle esigenze dell’azienda. Contemporaneo a quello con i sindacati, continua per il commissario straordinario Augusto Fantozzi l’attività volta alla liquidazione dei beni del gruppo: per il cargo c’è la sola proposta di Alis (gruppo Leali), mentre ieri si è appreso che Blue Panorama, compagnia attiva sia nel charter che nella linea di breve e lungo raggio, è interessata a rilevare due Boeing 767 e una decina di Md 80 e 82. Fantozzi, in un’intervista all’Espresso, ha detto che Alitalia «è morta di grandeur, non per il mio taglio dei voli. L’azienda ha sperperato: non è un mistero che ci sono cinque Procure al lavoro e la Corte dei conti che indaga. Alitalia pagava tutto il triplo».