«Sì all’accordo solo se serve alla crescita»

Maurizio Beretta: «Valuteremo con attenzione l’introduzione delle quote, l’obiettivo deve essere la produttività»

nostro inviato

a Levico Terme (Trento)

Confindustria non condivide la fretta di sindacati e governo. Arrivare ad un’intesa è importante, ma «prima viene il merito». E l’unico modo per chiudere entro il mese un accordo che veda anche la firma degli industriali è il rispetto di quello che Viale dell’Astronomia considera il principale obiettivo, la crescita.
In altre parole l’esecutivo non dovrà fare passi indietro sugli strumenti di flessibilità del lavoro esistenti, dal Pacchetto Treu alla Legge Biagi fino alla disciplina dei contratti a termine. E poi, come spiega il direttore generale di Confindustria Maurizio Beretta, devono essere recepite le indicazioni a proposito degli sgravi sugli straordinari e sulla contrattazione di secondo livello.
Beretta, sulle pensioni si sta andando verso un’intesa che prevede gli scalini o le quote, mentre voi chiedevate più prudenza. Cosa farete?
«Partiamo da un punto fermo. Questi tavoli sono nati con un obiettivo preciso che è la produttività e lo sviluppo. Noi riteniamo che questa debba essere la parte centrale del confronto anche in questa fase di stretta finale. A noi sono stati prospettati due interventi uno per aumentare le pensioni basse da contribuzione, poi un pacchetto a favore dei giovani affinché si possano costruire un percorso di pensione».
E questa parte ha più o meno ottenuto l’approvazione delle parti sociali. Non siete più convinti?
«Noi riteniamo che queste due proposte siano condivisibili a condizione che si accompagnino ad alcuni interventi che noi abbiamo sollecitato proprio per favorire la crescita. Perché è solo generando risorse che si può fare degli interventi solidaristici. Per noi ci sono tre punti forti che sono oggetto degli incontri di queste ore e che vanno nella direzione di favorire un po’ di flessibilità e quindi la competitività delle imprese.
Il primo quello che riguarda gli straordinari. Noi chiediamo che sia tolta quella sovracontribuzione introdotta qualche anno fa per penalizzare il lavoro straordinario. E pensiamo sia utile far sì che ci sia meno prelievo fiscale sugli straordinari in modo che diventino un elemento utile a rispondere alle sollecitazioni del mercato in un quadro predefinito. La seconda voce è la contrattazione di secondo livello per legare il salario ai risultati. Noi pensiamo che si debba incentivare quella parte di salario legata ai risultati aziendali riducendone i contributi. È interesse sia dei lavoratori sia delle aziende. Poi c’è il terzo punto. Sarebbe una contraddizione insanabile se si volessero rivedere le norme che oggi hanno introdotto degli elementi di flessibilità nel lavoro, dal pacchetto composto dalle leggi Treu e Biagi fino ai contratti a termine. Discutiamo di cosa fare, ma il primo elemento è non togliere quello che già c’è a favore della flessibilità».
Tutte questioni che saranno affrontate in seguito dal governo. Prima viene l’abolizione dello scalone previsto dalla riforma Maroni. Cosa farete in queste ultime battute della trattativa?
«Noi abbiamo sempre detto che ci sono due leggi in vigore, la Dini e la Maroni che stanno dando buoni risultati e non riteniamo che oggi sia una priorità abbassare l’età pensionabile, visto che tutta l’Europa si muove nella direzione opposta. Se si vogliono trovare sistemi come le quote, li valuteremo con attenzione, ma la condizione è che i risultati in termini di spesa previdenziale e quindi di impatto sulla finanza pubblica siano sostanzialmente gli stessi».
Anche Confindustria vuole arrivare velocemente a un’intesa sulle pensioni, magari per poi affrontare meglio gli altri temi?
«Per noi è prioritario trovare delle buone soluzioni. Ed è chiaro che Confindustria sarà interessata a un accordo solo se sarà di qualità e guarderà davvero alla crescita e allo sviluppo. E quindi, in questa chiave, alla solidarietà. Su questo saremo rigorosissimi. Dopodiché, se si delineerà un ipotesi di accordo che ampi gli spazi di flessibilità e spinga per la crescita, a quel punto potrà essere utile prefigurare un accordo recepito prima del varo del Dpef».