Sì all’Alta velocità, ma che arrivi fino a Roma

Caro Granzotto, chiederlo a lei che non mi pare sia un grande entusiasta dell'Alta velocità potrebbe sembrare paradossale ma in quanto sempre schietto nelle sue risposte le domando: come pensa che finirà con la Torino-Lione?


Ma cosa dice, caro Simonetti, cosa dice! Io sono per i tunnel, le gallerie, i trafori. Io vorrei che l'arco alpino diventasse gruviera e così l'Appennino e perfino la Montagnola di Bologna vorrei fosse sforacchiata da parte a parte. Io sono per lo scavo ad oltranza, caro Simonetti. Detesto il compatto, il sodo, il massiccio. Sarei anche per scavare canali, tagliare istmi, ma qui da noi c'è poco da tagliare. Però se a Bruxelles gli eurocrati proponessero una via d'acqua fra Orbetello e Roseto degli Abruzzi, mi troverebbero d'accordo. E i treni ad alta velocità? Altissima. Sono per l'altissima velocità: treni-folgore. Creda, caro Simonetti, se c'è una aspirazione in me è quella di filare (come un treno, è il caso di dire) da Torino a Kiev, punto d'arrivo del Corridoio 5. Ma ci pensa: Kiev! Chi non vorrebbe andare a Kiev? Io, per me, lo desidero da quando avevo i calzoni corti. Certo, se il Corridoio 5 non si limitasse alla tratta Lisbona-Kiev via Orbassano, sarebbe meglio. Mi chiedo come mai, visto che c'erano, non l'abbiano fatto proseguire fino a Petropavlosk, nella penisola di Kamchakta. Sarebbe stato carino. E i ponti? Non me lo chieda, caro Simonetti. Oltre a quello sullo Stretto, vedrei bene un ponte ad unica campata che unisca Fregene a Porto Rotondo e un terzo che, sempre a campata unica, colleghi Leuca a Trebisacce.
Come vede, caro Simonetti, non sono di quelli che rimpiangono i bei tempi delle diligenze: fosse per me farei correre a duecento all'ora anche i tram. Ragion per cui sto un po' sulle spine assistendo all'ammuina della centuria governativa, divisa fra «No-Tav», «Sì-Tav» e «Forse-Tav». Ricorda cosa disse in campagna elettorale testa quedra? Disse: «La Lione-Torino la si fa punto e basta». Poi, giusto ieri, così si espresse: «Ho il dovere di governare» che sarebbe come dire qui comando io e quel che decido si fa. Ma il benedett'uomo parla, parla e parla e poco fa e quel poco il giorno appresso se lo rimangia. Aggiunga che testa quedra, presidente del Consiglio Co.Co.Co, prima di Natale toglierà le tende e capirà come un patito delle grandi opere come il sottoscritto abbia il morale a terra: non si batte chiodo. Allora io dico - io ripeto - aspettando che Prodi si metta d'accordo con Diliberto, il sindaco Chiamparino con la governatora Bresso, Di Pietro con Bersani, i noglobal con gli yesglobal, la Val di Susa con la Val Sangone, Vladimira Luxuria con Franco Grillini, Venaus con Bussoleno, Jacques Barrot con Amalia Neirotti, il diavolo e l'acqua santa, e ce ne vorrà, non è che in attesa della Lisbona-Kiev via Chivasso si potrebbe mettere in cantiere una tavina, una tavinciucola da niente - a tirar dritto, 150 chilometri - che partendo da Torino confluisca, all'altezza di Piacenza, nella tavona Milano-Roma? No, perché figuriamoci se non sarà una chiccheria andar veloci come il vento fin nella capitale ucraina, ma se poi si seguiterà a metterci sette ore e mezzo, otto, per arrivare a Roma siamo franchi, caro Simonetti: a qualcuno potrebbero girare i santissimi.
Paolo Granzotto